Il Temerario di Vincenzo Ganadu per promuovere Pietrasanta tra le capitali internazionali del surf. Il maestro sardo, famoso in tutto il mondo per essere tra i principali interpreti della “Surf Art”, ha donato una delle sue celebri sculture alla città di Pietrasanta con l’obiettivo di contribuire alla crescita del movimento surfistico sulla costa versiliese.

Il rapporto tra Ganadu e Pietrasanta è legato alla consolidata esperienza del Nimbus Surfing Club di Fiumetto da quest’anno inserito tra i centri di formazione per la nazionale di surf a livello nazionale, l’unico nel Centro Nord Italia. Ganadu era stato ospite, due estati fa, della Surf Jam con le sue opere.

L’artista sardo, che presto sarà protagonista per la prima volta anche di una personale a Pietrasanta, ha consegnato personalmente la scultura al sindaco, Alberto Stefano Giovannetti. Ganadu era accompagnato dal porta voce e membro del consiglio direttivo del Nimbus, Filippo Ceragioli e dal Presidente della Consulta dello Sport e storico fondatore del Nimbus, Alberto Frugoli. “Per destagionalizzare è necessario valorizzare e promuovere sport e movimenti come il surf che vengono praticati anche in inverno. Basta fare un giro sulla nostra costa quando il mare chiama per rendersene conto. Queste ambizioni però le puoi concretizzare se sul territorio hai realtà come il Nimbus che da questo punto di vista sono una realtà consolidata, conosciuta, stimata e ben radicata a livello nazionale. – ha spiegato il primo cittadino – Il progetto del Temerario si inserisce perfettamente nella nostra visione di sviluppo e promozione della surf culture nella nostra Marina. Una visione che passa attraverso finalmente un rilancio sportivo e sociale del sottopontile, per cui presto potremo annunciare il nuovo progetto, che può davvero diventare uno spazio di riferimento per surfisti ed appassionati di sport da tavola ma anche per giovani e turisti che vogliono avvicinarsi a queste discipline. Ringrazio il maestro Ganadu per questo dono alla città. La nostra città, in questo senso, è temeraria esattamente come lo sono le sue opere”.

Il Temerario viene dal mare, e in mare va: è visceralmente legato all’acqua e al paesaggio costiero.

Il mare, con le sue onde, è la prova che ciclicamente si ripropone all’uomo. Il Temerario la affronta e la supera. Si ispira alla cultura marinara e si erge silenzioso, imponente, per rappresentare e onorare chi, nella propria vita, lotta per un valore. «Il Temerario – ha spiegato Vincenzo Ganadu – è una figura emblematica. È un simbolo, è l’incarnazione del genere umano: tutti dobbiamo sopportare e, in qualche modo superare le difficoltà che la vita ci pone davanti. Le onde e il mare sono la sua metafora. Il concept di questo progetto, in questo periodo di pandemia, acquista ancora più forza. Il Temerario ci ricorda che non dobbiamo abbatterci: è nel nostro istinto rimetterci in gioco e rigenerarci”.

Vincenzo Ganadu è nato a Sassari, in Sardegna, nel 1973, dove ha frequentato l’Istituto d’Arte. Si è specializzato in Scultura all’Accademia di Belle Arti di Bologna e Sassari. All’Accademia di Sassari ha insegnato Tecniche della Scultura nel 2001-2002. Ha collaborato con moltissimi artisti, tra questi Pinuccio Sciola, Vittorio Calvi e Angelo Pilloni. Le sue opere sono state esposte in gallerie pubbliche e private, sia in Italia, sia all’estero.

Ganadu scopre il surf in Sardegna, dalla Sardegna le sue opere iniziano un lungo cammino. Il primo viaggio è verso la Francia, alla fine degli anni Novanta. L’area di Biarritz è la patria del surf in Europa: a Guethary avviene il battesimo estero per i suoi quadri. Nel frattempo il surf in Italia inizia a germogliare e Vincenzo partecipa a diverse edizioni della fiera Italia Surf Expo; poi conquista l’interesse dei surf magazine (Surf News in Italia, Surf Sessione Surf Tripin Francia, The Surfer’s Pathin Inghilterra e Australia, Fluir In Brasile). I confini si espandono ancora. A partire dal 2002 i suoi quadri sono esposti a Los Angeles e da lì vanno alle Hawaii. Warner Bros sceglierà alcuni suoi pezzi per allestire i set cinematografici.

La surf art non è l’unico filone: c’è tempo per dipingere un grande murales sull’emigrazione, a Lima, nel 2006. Due anni più tardi è comunque in Australia a Brisbane, Noosa Heade lungo la costa est. La sua surf art incanterà campioni, giornalisti, surfisti o semplici appassionati dell’oceano. Dal 2015 in poi la scena surfistica italiana è in fermento. Ganadu viene invitato a festival, presentazioni, concerti, manifestazioni. Rimini, Verona, Milano, Bologna, Marina di Pietrasanta, Levanto, Savona sono soltanto alcune delle tappe. La sua ricerca pittorica acquista così consapevolezza e prende una ferma posizione sulle tematiche ambientali. Nascono nuovi progetti, come i ritratti dei surfisti leggendarie le surf girl. Siamo al limite del figurativo: la dinamicità fa posto alle espressioni del volto, all’equilibrio del corpo e all’energia che viene, inevitabilmente, trasposta sulla tela.

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