Recupero della pineta attaccata dal Matsucoccus per ottenere un bosco ricco di biodiversità e capace di adattarsi ai cambiamenti climatici: questo l’obiettivo che il Parco sta portando avanti con una serie di lavori iniziati due anni fa e divisi in più aree di intervento, come illustrato molte volte anche a mezzo stampa

L’Ente ha già terminato i lavori di cui era titolare, prima effettuati alla Bufalina nel Comune di Vecchiano e poi in Macchia Lucchese nel Comune di Viareggio. In entrambi i casi si è trattato di progetti finanziati sul Piano di Sviluppo Rurale (fondi trasferiti alla Regione dall’Unione Europea) previo accordo con i rispettivi Comuni che hanno dato in concessione al Parco le aree per la durata del progetto e i successivi 5 anni. I lavori in Macchia Lucchese, progettati e diretti dall’Ente Parco, sono terminati lo scorso marzo: su circa 15 ettari di pineta sono stati rimossi i pini marittimi rinsecchiti a causa del Matsucoccus feytaudi, la cocciniglia che ha attaccato tante pinete italiane. I lecci presenti, prima nascosti all’ombra degli alberi morti, sono stati rimessi in luce e si potranno sviluppare meglio, inoltre le aree rimaste più spoglie sono state rinfoltite con piante tipiche dei luoghi come pini domestici e lecci per un totale di 3400, e ognuna di queste piantine è stata irrigata e protetta.

I lavori in corso in questo momento fanno tesoro dell’esperienza positiva dell’Ente Parco e sono portati avanti dallo stesso Comune di  Viareggio proprietario e da ICare (concessionaria di una porzione di pineta), su progetti di una professionista incaricata iscritta all’ordine dei dottori agronomi e forestali, incaricata della direzione lavori. «I pini che vengono rimossi dal bosco sono secchi, per lo più caduti da tempo a causa dell’attacco della cocciniglia. Questa massa di pini morti era diventata anche molto pericolosa per gli incendi, come si è visto quest’estate. I mezzi utilizzati – spiega Francesca Logli, tecnica forestale, responsabile ufficio biodiversità e autorizzazioni ambientali dell’Ente Parco – sono stati individuati d’accordo con la direzione lavori e sono quelli che si sono rivelati più adatti al tipo di lavori necessari e alla natura dei luoghi. Infatti, nel corso dei lavori già fatti, si è visto che mezzi più piccoli, dovendo fare più passaggi per recuperare i pini morti a terra, danneggiano i lecci che devono rimanere nel bosco. Questo è ancora più vero nella porzione di pineta ad est di via del Balipedio (lato monte) che in realtà era una pineta mista con latifoglie. Il braccio lungo di queste macchine forestali permette di intervenire anche dalla strada quando necessario per non intaccare le lame; le dimensioni delle ruote sono tali da minimizzare la pressione al suolo. Le operazioni sono seguite passo passo dalla Direzione dei Lavori incaricata dal Comune, d’accordo con il Parco (responsabile dell’Ufficio competente). I Guardiaparco ed i Carabinieri Forestali controllano regolarmente le operazioni. Tutto è verbalizzato e cartografato nel dettaglio dalla direttrice dei lavori e via via sottoscritto dal Comune e dal Parco».

«Grazie a questo progetto di rinfoltimento lecci, latifoglie autoctone e pini domestici la Macchia Lucchese, colpita dal Matsucoccus, sta rinascendo – spiega il presidente del Parco Lorenzo Bani – chiaramente per vedere risultati più importanti ci vorrà qualche anno in cui le nuove piante dovranno crescere. Inoltre siamo partner di un progetto europeo, LIFE SySTEMiC, grazie al quale insieme al CNR e all’Università stiamo studiando e sperimentando come mantenere o incrementare, anche con i tagli, la variabilità genetica che aiuta rendere le foreste più resilienti nei confronti del cambiamento climatico».

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