Il sindaco di Viareggio, del resto, non ha mai fatto segreto della voglia di affrontare una nuova sfida nella città di Lucca, quella che lui ha definito in una intervista recente “casa mia”.

Al momento niente di concreto, i segnali possono essere letti chiaramente ma i bookmakers brancolano nel buio e stanno impazzendo per definire le quote.

Non ha mai nascosto una certa attrazione verso la sua Lucca neppure quando ha aperto il congresso provinciale di Azione, dove ha parlato nei particolari dei temi più spinosi che Lucca dovrà affrontare nei prossimi anni e della cattiva gestione che il PD lucchese ha portato avanti nell’ultimo quinquennio.
Ma come gli addetti ai lavori sanno, la cosa è molto complessa.

Fin qui niente di nuovo, ma le sollecitazioni verso una candidatura nel capoluogo di provincia – basata sui risultati ottenuti prima a Capannori e poi a Viareggio – arrivano da molte parti, che siano importanti istituzioni della città, una fetta consistente del mondo produttivo o da molti della così detta società civile.

Sul destino di Giorgio Del Ghingaro si intrecciano anche i rapporti di forza della politica. I primi a sostenere una sua possibile candidatura a Lucca sono le forze riformiste, Azione ha riconosciuto in lui la persona adatta e nel suo progetto civico la soluzione per superare il bipopulismo dilaganti di questi tempi amministrando in maniera pragmatica basata su concretezza e verità tanto cara a Carlo Calenda.

“Il candidato ideale”. Marco Remaschi

Ne ha parlato apertamente Marco Remaschi, segretario regionale di Azione, in un’intervista in questi giorni:
“Giorgio Del Ghingaro è, a mio modo di vedere e per come interpreto io il ruolo di amministratore e di politico, la figura di maggior prestigio e di maggiore capacità della nostra provincia e non solo.
Lo avrei visto bene a fare il presidente della giunta regionale, ne avrebbe avuto la capacità. La storia ci insegna che così non è andata quindi, sarebbe sicuramente per Lucca un ottimo candidato, al di fuori degli schieramenti politici, capace di raccogliere tutti quei suggerimenti che il civismo sta trasmettendo alla politica e che spesso rimangono inascoltati. E poi uscirebbe dalla logica di scontro ideologico sinistra-destra”.


Anche Italia Viva in tempi non sospetti, durante la Leopolda – dove Del Ghingaro intervenne anni fa – ha manifestato apprezzamento verso la sua candidatura. “Ci danno al 2%, ma lo vedremo già da Lucca con la candidatura di Del Ghingaro” qualcuno avrebbe detto.

Un endorsement importante anche da una parte importante di Forza italia, che vede nella candidatura di Del Ghingaro l’occasione di riportare al centro la barra della politica lucchese con concretezza e pragmatismo.

Le elezioni provinciali come prova generale del terzo polo

Il primo test per vagliare la consistenza del terzo polo sono state le elezioni provinciali tenutesi il 16 dicembre scorso. Test parziale, dato che si trattava di elezioni di secondo livello, ma in poco più di 4 settimane, il raggruppamento formato dalle forze che si richiamano al civismo e all’area riformista con l’aiuto di una parte di Forza Italia ha raccolto il 25% dei consensi.

Le scelte degli altri agevolano una decisione verso Lucca

Il PD a Lucca ha espletato le primarie aperte a tutta la popolazione a cui hanno partecipato circa 2.500 persone su circa 80.000 aventi diritto al voto, il che, anche in periodo pandemico, non è un risultato rassicurante per il partito di Letta se si tiene conto inoltre che il partito si è spaccato a metà sul nome di Raspini vincitore col 54% dei consensi.

Dall’altra parte, quella del centro destra, sembra prendere campo ogni giorno di più un a candidatura Leone che sposterebbe l’asse verso destra.

In questo scenario di estremizzazione dell’offerta politica, considerando la vocazione da sempre centrista di Lucca, una candidatura avanzata da parte di un “centro” civico e riformista sarebbe ben vista in città.

Il nodo della data delle elezioni in relazione al Covid

Per legge, la tornata elettorale si dovrebbe tenere a partire dal 15 aprile e terminare ballottaggi compresi entro il 15 giugno. Se così fosse, visto che vige l’incandidabilità di un Sindaco in carica in un altro comune, Del ghingaro dovrebbe dare le sue dimissioni entro la fine di febbraio.
C’è chi sostiene però che la tornata elettorale si svolgerà come nel 2021 nei mesi autunnali per l’impossibilità di condurre la campagna elettorale in periodo pandemico.
La cosa non è data di sapere al momento, ma da questo elemento deriva il rischio di lasciare Viareggio nuovamente in mano al commissario per un periodo lungo.
“Scendere da cavallo” per un tempo considerevole può non essere un vantaggio e pensiamo che questo sia rimasto uno degli ultimi nodi da sciogliere da parte di Del Ghingaro.

Cosa succederà a Viareggio se il Sindaco attraverserà il “Quiesa”?

Prendiamo atto per come stanno procedendo i lavori in città, che uno dei maggiori meriti di Giorgio del Ghingaro – anche se poco evidenziato – è, dopo quello di aver fatto uscire Viareggio dal dissesto, quello di aver scelto persone valide e competenti nella sua Giunta e alla pianificazione strategica della città che potrebbero garantire un passaggio di consegne indolore garantendo continuità in un’azione amministrativa ben avviata.

Bisogna capire se a quel punto il PD di Viareggio, sosterrà la continuità o decreti di fatto uno “sciogliete le righe” (rischiando però l’isolamento) considerando da un lato la candidatura Del Ghingaro a Lucca come uno smacco nei loro confronti e dall’altro la voglia di tornare alla guida di una città finanziariamente sana e in marcia.

Del Ghingaro resta ben coperto

Al di là di mere interpretazioni e congetture da parte degli analisti e del mondo politico, il sindaco di Viareggio continua con forza la sua azione amministrativa dichiarando a mezzo stampa tutta una serie di lavori da terminare entro il 2025, data delle prossime elezioni, dove lui non potrebbe candidarsi – è vero – ma che potrebbero essere da trampolino in una campagna elettorale doppia per nuove avventure. Una cosa è certa dipende unicamente da lui.

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