Il sindaco di Capannori (Lucca), Luca Menesini, ha chiesto questa mattina l’immediata convocazione del tavolo Regionale di crisi per affrontare con urgenza la delicata questione occupazionale attivata dalla procedura di licenziamento collettivo per cessazione di attività avviata dalla cooperativa Arborea nei giorni scorsi. L’azienda, che nel 2018 è subentrata al fallimento della società cooperativa Caplac, e che si era presentata sul territorio per rilanciare lo stabilimento e lo storico marchio San Ginese, ha comunicato ai lavoratori e ai sindacati di voler interrompere il progetto. “L’atteggiamento di Arborea 3A  – dichiara il sindaco Luca Menesini – è inaccettabile nei tempi e nei modi senza che vi sia stato un percorso preventivo per la tutela del lavoro e della produzione. L’azienda è stata accolta nel nostro territorio per il suo progetto di investimento e sviluppo finalizzato al mantenimento del sito produttivo, dell’occupazione, della filiera del latte e dello storico marchio San Ginese. L’abbandono repentino del progetto e la conseguente scelta di chiusura dello stabilimento pone un grave problema per il lavoro di 26 addetti e le loro famiglie, che non può essere accettato. Per questo ho chiesto alla Regione di attivare con urgenza il tavolo di crisi per espletare tutte le possibili azioni per scongiurare questo percorso Chiediamo all’azienda di sedersi al tavolo regionale con disponibilità per collaborare all’individuazione di soluzioni che diano continuità a produzione e lavoro. Noi siamo dalla parte dei lavoratori e delle loro famiglie”.

Lavoro: Toscana, consiglieri Pd, vicini a lavoratori San Ginese di Capannori

“L’annuncio della chiusura immediata della San Ginese è inconcepibile, poiché i licenziamenti giungono senza aver informato le istituzioni. Urgono norme che impediscano di licenziare i lavoratori senza alcun preavviso e impongano alle aziende di coinvolgere le istituzioni nella gestione della crisi. Nell’esprimere piena solidarietà alle famiglie dei 26 lavoratori della San Ginese, auspico che Arborea si renda disponibile a partecipare a un tavolo di crisi con Regione Toscana, istituzioni locali e rappresentanti sindacali”. Così in una nota Valentina Mercanti, consigliera regionale Pd in Toscana. Sul tema interviene anche Mario Puppa, consigliere regionale Pd in Toscana: “Sono al fianco dei 26 lavoratori della storica latteria San Ginese di Capannori – dice – che si sono visti recapitare dalla proprietà l’annuncio del licenziamento collettivo per cessazione attività. Le difficoltà legate all’aumento dei prezzi del mangime degli animali e le altre difficoltà derivanti dalla pandemia non possono giustificare comportamenti lesivi dei diritti dei lavoratori. È inconcepibile che non si attivino tutte le procedure per affrontare le difficoltà in essere con il coinvolgimento dei sindacati e delle istituzioni”. 

CGIL

Cessazione di tutte le attività e licenziamento collettivo dei 26 dipendenti (21 impiegati e 5 operai) dello stabilimento per la produzione di latte fresco a marchio S. Ginese, situato a Capannori (Lucca). È quanto annunciato in una lettera inviata ai sindacati dal gruppo sardo Arborea che ha acquisito lo storico marchio toscano nel 2018. Il 4 febbraio è in programma un primo incontro tra azienda e sindacati, che si preparano alla mobilitazione. “La decisione di chiudere il sito di Capannori – si legge nel documento dell’azienda, diffuso da Cgil – è conseguenza di una situazione di mercato complessa e in costante evoluzione negativa, che si protrae da oltre due anni”. Tra le principali ragioni della chiusura, spiega ancora la proprietà, ci sono “l’insufficiente conferimento di latte toscano” passato “dagli 872mila litri del 2017 ai 572mila litri nel 2019, con una riduzione, in soli due anni, del 34% in particolare dall’area della Garfagnana” e la “forte contrazione del mercato”. A queste problematiche, dice ancora Arborea, si è poi aggiunta “la crisi pandemica che da febbraio 2020 ha determinato un drastico e imprevedibile ridimensionamento dei consumi di latte fresco, aggravando ulteriormente la situazione di non sostenibilità economica del sito già raggiunta prima della pandemia. I nostri volumi di vendita sono infatti passati da 2.607.067 litri nel 2018 a 1.466.697 litri nel 2021” e in termini di fatturato “si è passati da 2.487.352 euro nel 2018 a 1.168.752 euro nel 2021, con una riduzione pari a -53% e per il 2022 le prospettive sono ancor più negative”.

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