E’ morta ieri all’età di 95 anni Cesira Pardini, sopravvissuta all’eccidio del 12 agosto 1944 a Sant’Anna di Stazzema (Lucca), medaglia d’oro al merito civile nel 2012.

Cesira Pardini, all’epoca dell’eccidio nazista, aveva solo 17 anni: vide sua madre morire, fucilata dai tedeschi. Ma, sebbene ferita in maniera grave anche lei, e nonostante la presenza dei militari, riuscì incredibilmente a mettere in salvo le sue sorelle, compresa la più piccola, di soli 20 giorni (che morirà poi qualche giorno dopo), togliendola dalle braccia della madre dopo l’esecuzione, prima di salvare un altro bambino trovato sotto un cumulo di cadaveri. Nel 2015 ricevette la medaglia d’oro al valore civile con questa motivazione del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano: “Nel corso di un rastrellamento e del successivo feroce eccidio perpetrato dalle truppe tedesche, insieme alla madre, alle sorelle ed altri vicini, veniva catturata e messa al muro ma, sebbene ferita dai colpi di mitragliatrice, riusciva a spingere le sorelle al riparo in una stalla retrostante. Successivamente, dopo aver tolto dalle braccia della madre uccisa anche la sorella neonata, le conduceva tutte in un luogo più sicuro, nei pressi del quale, pur nuovamente ferita dai militari in ritirata, individuava sotto un cumulo di cadaveri un bambino in tenera età ancora in vita, e lo traeva in salvo. Luminosa testimonianza di coraggio, ferma determinazione ed elevato spirito di solidarietà umana”.

Scrive Simone Tonini: “Ci ha lasciato Cesira Pardini una colonna della memoria, una delle straordinarie donne di Sant’Anna di Stazzema. Mi ricordo nel 2008 una sua testimonianza a Sant’Anna di Stazzema, davanti alla casa di Coletti dove Cesira sopravvisse miracolosamente al massacro. C’erano tanti ragazzi ad ascoltarla, in un silenzio fragoroso, avvolti dall’emozione. Era un evento raro quanto prezioso poter ascoltare Cesira.  Sapeva trasmettere il suo coraggio e la sua tenacia nella semplicità e nella verità delle sue parole. E’ grande la tristezza che ci prende sapendo che non c’è più. Ma è necessario – aggiunge Tonini – trovare la forza di portare avanti i suoi insegnamenti e trasmettere la memoria e, soprattutto, saper trarre ispirazione da chi, come Cesira, ha saputo attraversare dolore e difficoltà guardando al futuro. Dobbiamo ritenerci fortunati ad averla incontrata, ora tocca a noi meritare questa fortuna”.

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