Dopo essere state esposte in musei e gallerie di tutta Italia le opere di Renato Santini tornano nella sua Viareggio, con una nuova mostra che rende omaggio al pittore.

“Straccali, Maschere ed Emozioni nella pittura di Renato Santini” verrà presentata sabato 14 maggio alle ore 17 pressola Galleria di Arte Moderna e Contemporanea (GAMC) e proseguirà fino a domenica 26 giugno.

Si tratta di un viaggio nell’arte di Santini attraverso lo spazio temporale e artistico. Dalle marine, ai ritratti; dagli straccali sulla spiaggia, alle nature morte e al carnevale. Uno spazio emozionale, che il pittore riesce a infondere attraverso la sua arte. Questa mostra, a trentotto anni di distanza dall’ultima sua apparizione a Viareggio, sua città natale, vuole essere l’occasione di riscoprirlo. Il commento all’esposizione inserito nel catalogo è di Massimo Marsili.

Renato Santini è nato a Viareggio il 16 giugno 1912, dove è morto l’8 febbraio 1995. Giovanissimo si è dedicato all’esercizio del disegno e della pittura di soggetti prevalentemente marini. Nel 1934 una sua opera “Donne di marinai” è acquistata dal Museo d’Arte Moderna di Palazzo Pitti. Ha esposto più volte alla Quadriennale di Roma, un suo autoritratto è nella collezione degli Uffizi di Firenze e le sue opere sono conservate in importanti musei pubblici e prestigiose collezioni private. Di recente una sua opera, “Pesce sulla riva “ del 1959, è al Museo Civico Giovanni Fattori di Villa Mimbelli a Livorno, e la tela “Ragazzo dai capelli rossi”, del 1947, è alla Galleria d’Arte Moderna di Genova.

Per anni a fianco di Lorenzo Viani, del quale ha ereditato più una certa etica professionale che la personale rielaborazione dell’immagine, Santini nella sua coerente fedeltà ai moti genuini dello spirito e nella comunione con gli oggetti e con le immagini della quotidianità, pur appartato e meditativo, e stato buon osservatore degli eventi che hanno trasformato e che continuano a modificare la nostra società.

Le sue “maschere”. i suoi “straccali”, le sue “spiagge” e le particolari vedute suburbane si sono col tempo vitalizzate di umori e di allusioni sempre più sottili: testimonianza di civili trasalimenti della coscienza e di una tenace e talvolta dolente adesione alla vita; in una parola, sono specchio e testimonianza del nostro “poco vivere” quotidiano. Per questi suoi messaggi allarmati, per questi elegiaci recuperi di una esistenza sempre più effimera, Santini si è conquistato nel tempo  la stima dei più attenti osservatori della cultura  da Renato Guttuso a Mario De Micheli, da Arturo Martini a Raffaele De Grada, da Marcello Venturoli a Silvio Micheli, da Mario Tobino a Giorgio Seveso, da Gianfranco Bruno a Piero Pacini, a Vittorio Sgarbi.

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