Uno spettacolo per non dimenticare la Shoah e passare il testimone del ricordo alle giovani generazioni. Seravezza celebra la Giornata della Memoria con uno spettacolo dal titolo “Voci in coro – Per non dimenticare”, in programma venerdì (27 gennaio) alle ore 17.30 al Teatro Scuderie Granducali. L’evento, curato dall’insegnante Renza Neri, è rivolto a tutta la cittadinanza e sarà a ingresso libero.

“Uno spettacolo al quale sono invitati anche i più giovani – sottolinea l’assessore all’istruzione Valentina Mozzoni – tra l’altro impegnati in questi giorni in più iniziative promosse nei vari plessi. Parlare della Shoah, soprattutto a bambini, non è facile ma i nostri insegnanti hanno scelto materiale didattico e linguaggi adeguati, introducendo i loro alunni nella sfera di un ricordo doveroso, attraverso messaggi appropriati all’età. Letture di brani e la visione del film di animazione Anna Frank e il diario segreto sono i principali strumenti scelti per spiegare questo dramma”.

Tornando allo spettacolo alle Scuderie Granducali, la scaletta prevede un susseguirsi di vari generi, in continuità l’uno con l’altro, di musica, recitazione, coreografia, danza mentre sullo sfondo sfileranno immagini emblematiche per accompagnare la narrazione che prenderà vita sul palcoscenico.

“Uno spaccato teatrale per raccontare la Shoah – spiega Renza Neri – perché dalla denuncia si possa passare, proprio grazie all’arte nelle sue varie forme espressive, a una serenità dell’animo che aiuti a fare memoria di quanto accaduto”.

Allo spettacolo parteciperanno anche i bambini della scuola di Frasso che chiuderanno il pomeriggio eseguendo due canti, uno dei quali in lingua ebraica. Un finale non a caso, rimarcando come il testimone della memoria debba essere affidato nelle mani dei giovani che sapranno, un domani, fare tesoro di questi messaggi che richiamano alla pace e al rispetto.

“Uno spettacolo che saprà toccare i cuori – spiega l’assessore alla cultura Vanessa Bertonelli -, proprio grazie al coinvolgimento di più espressioni artistiche, ricordando quanto accaduto e indicando la strada della bellezza e delle arti per schiudere orizzonti di pace”.

Nel corso del pomeriggio sarà data lettura di una testimonianza di Primo Giorgi che visse la drammatica esperienza dei campi di prigionia. Il figlio Antonio ha messo a disposizione lo scritto del padre nel quale si racconta la morte di due alpini, l’amico Mario Torlai di Solaio, ucciso nel gennaio del 1944 da una sentinella tedesca in un campo di prigionia in Austria, e il cugino Ivo Silvestri di Minazzana, morto di stenti nel febbraio dello stesso anno. Due numeri, nella “contabilità” dei campi di sterminio, nei quali si guardava la morte quasi con sguardo assuefatto. “L’abitudine alla morte era stata iniettata nei nostri cuori”, scriveva appunto Primo Giorgi. “Voi che leggete queste notizie – è l’accorato appello del suo diario – non piangete i nostri fratelli scomparsi ma meditate sugli orrori della guerra. Le sofferenze patite da tutti coloro che hanno dato la vita, ma anche da tutti coloro che come me hanno avuto la fortuna del ritorno, non siano state vane”.

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