Una goccia di sangue “incastra” la banda delle ville

È bastata una traccia quasi invisibile per far crollare quello che sembrava il piano perfetto. Una minuscola goccia di sangue, lasciata accanto a una cassaforte appena forzata, ha acceso i riflettori su una delle più articolate indagini degli ultimi anni contro i furti in abitazione all’Isola d’Elba.

Un lavoro investigativo durato circa diciotto mesi ha permesso ai Carabinieri della Compagnia di Portoferraio, sotto il coordinamento della Procura di Livorno, di risalire a un gruppo composto da quattro uomini italiani residenti nel Nord Italia, ritenuti responsabili di almeno uno dei colpi messi a segno sull’isola durante l’estate del 2024 e sospettati di aver preso parte ad altri episodi analoghi.

L’inchiesta, denominata “Articolo 21”, è nata dopo una serie di furti che avevano seminato preoccupazione tra residenti e proprietari di seconde case nel pieno della stagione turistica. Una decina gli episodi finiti sotto la lente degli investigatori, tutti caratterizzati da modalità operative molto simili.

I malviventi avrebbero scelto con cura i momenti in cui le abitazioni erano vuote, approfittando dell’assenza dei proprietari. Una volta all’interno, si concentravano sulle casseforti, che venivano aperte utilizzando smerigliatrici e altri strumenti da taglio. In pochi minuti sparivano denaro, gioielli e oggetti preziosi, lasciando dietro di sé soltanto danni e interrogativi.

La svolta è arrivata durante il sopralluogo effettuato in una villa presa di mira dai ladri, dove il bottino sarebbe stato di circa diecimila euro. Gli investigatori hanno individuato una minima traccia ematica vicino alla cassaforte danneggiata. Da quel dettaglio apparentemente insignificante è partita una complessa attività di ricostruzione fatta di testimonianze, analisi di filmati di videosorveglianza, accertamenti tecnici e verifiche sui movimenti registrati nelle aree interessate dai furti.

Determinante si è rivelato il lavoro scientifico del Ris di Roma. Gli esami biologici hanno consentito di collegare quella traccia a soggetti appartenenti allo stesso nucleo familiare di un detenuto che, all’epoca dei fatti, beneficiava del regime di semilibertà nel carcere di Porto Azzurro.

Secondo l’ipotesi investigativa, proprio quest’ultimo avrebbe avuto un ruolo di supporto, fornendo informazioni e indicazioni operative ai familiari e a un altro componente del gruppo. Gli elementi raccolti hanno portato la Procura a chiedere e ottenere la revoca dei benefici penitenziari concessi all’uomo, che è stato nuovamente condotto in carcere.

Al termine delle indagini i Carabinieri hanno identificato tutti i presunti componenti della banda. I quattro, già noti alle forze dell’ordine per numerosi precedenti contro il patrimonio, sono stati denunciati in stato di libertà per furto aggravato in abitazione commesso nel territorio di Portoferraio.

Un’indagine paziente e meticolosa che dimostra come, a volte, anche il più piccolo dettaglio possa trasformarsi nella chiave per risolvere una lunga serie di colpi e restituire risposte a un territorio che per mesi aveva vissuto con il timore dei furti nelle proprie case.

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