Giovani e alcol, l’allarme degli esperti: “Dietro il bere eccessivo spesso un disagio non ascoltato”

Parlare di alcol tra i più giovani significa affrontare una delle fragilità sociali ed educative più complesse del presente. Un fenomeno che, secondo gli specialisti, non può essere letto soltanto come questione di consumo, ma come possibile spia di un disagio più profondo.

Al centro del dibattito, nel corso di un seminario ospitato a Careggi, l’intervento di Mimma Dardano, che ha posto l’accento sulla necessità di un approccio globale al tema delle dipendenze.

“Le dipendenze rappresentano una delle sfide educative e sociali più importanti del nostro tempo, soprattutto tra le nuove generazioni”, ha affermato Dardano, sottolineando come la comprensione del fenomeno debba andare oltre la semplice analisi del comportamento.

“La sostanza o il gesto non bastano a spiegare ciò che accade: occorre comprendere la persona, la sua storia, le sue fragilità e le risorse che possiede”, ha aggiunto, richiamando l’attenzione sul ruolo centrale dell’ascolto nei percorsi di prevenzione e cura.

Secondo la psicoterapeuta, il consumo eccessivo di alcol tra i giovani può diventare una forma di comunicazione indiretta del disagio. “Per molti giovani la dipendenza è spesso il linguaggio di un disagio che non riesce a trovare altre forme di espressione”, ha spiegato, evidenziando la necessità di interventi capaci di intercettare precocemente le situazioni di fragilità.

Da qui l’invito a rafforzare strumenti educativi e percorsi strutturati di sostegno. “È fondamentale promuovere percorsi di cura, ascolto e prevenzione capaci di rafforzare consapevolezza, autonomia e capacità di costruire il proprio futuro”, ha concluso Dardano.

Il seminario si è svolto nell’ambito di un incontro dedicato ai temi della salute e delle dipendenze, ospitato presso Azienda Ospedaliero-Universitaria Careggi e promosso dal professor Stefano Gitto, responsabile della struttura di Alcologia e docente di Medicina Interna presso l’Università degli Studi di Firenze.

All’iniziativa hanno partecipato medici, infermieri, psicologi e rappresentanti di associazioni impegnate nel campo delle dipendenze, in un confronto multidisciplinare che ha messo al centro prevenzione, presa in carico e continuità terapeutica.

Un approccio condiviso dagli esperti: l’alcolismo giovanile non va letto solo come emergenza sanitaria, ma come indicatore di un disagio sociale più ampio. Intervenire precocemente, sottolineano gli specialisti, significa spesso evitare che quel disagio trovi nell’abuso una via di espressione stabile.

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