Il passo indietro sull’allestimento della Turandot firmato da Jackie Chan scuote il dibattito politico e culturale attorno alla Fondazione del Festival Puccini, mentre l’opposizione solleva dubbi sui tempi e sulle modalità della comunicazione ufficiale.
La rinuncia allo spettacolo, considerato uno degli eventi di punta della 72ª edizione del Festival, è stata resa pubblica il 9 giugno, il giorno successivo alle elezioni amministrative. Una tempistica che, per i gruppi di minoranza, non sarebbe affatto casuale.
Secondo quanto riportato nella nota della Fondazione, la decisione sarebbe legata a “condizioni non compatibili con i principi di sostenibilità ed equilibrio finanziario”, motivazione che ha immediatamente aperto interrogativi sulla gestione economica dell’evento.
“Se i conti non tornavano, da quando non tornavano?”, si chiede l’opposizione, evidenziando come la stessa Fondazione abbia parlato di “elementi emersi nel corso delle ultime settimane”. “Settimane, non giorni”, viene sottolineato nella nota politica, che punta il dito sulla scelta di comunicare la rinuncia solo dopo la chiusura delle urne.
Nel mirino finiscono anche le spese sostenute nel periodo precedente, in particolare quelle legate ai concerti organizzati in fase preelettorale: “Va inoltre capito quali spese siano state sostenute e se non sarebbe stato più opportuno destinare quelle risorse a garantire una prima adeguata per il centenario di Turandot”.
Le forze politiche locali chiedono ora trasparenza totale. “I cittadini di Viareggio e della Versilia meritano risposte chiare. Quand’è emerso il problema? Chi ne era a conoscenza e da quando? Perché la decisione è stata tenuta riservata fino al giorno successivo al voto?”, si legge ancora nella presa di posizione.
La richiesta finale è netta: convocare con urgenza un’assemblea pubblica per fare piena luce sulla vicenda. “Un festival che vive anche di risorse pubbliche non può permettersi opacità nella gestione né, tanto meno, nella comunicazione”.
Nel documento firmato da Fermi Mai, PD, Spazio Progressista, AVS, RinnovaMenti e Movimento 5 Stelle, il messaggio si chiude con un richiamo al valore collettivo della manifestazione: “Il Festival Puccini è un patrimonio di tutti. Chiediamo che venga trattato come tale.”