La cassaforte invisibile del crimine: dalla Toscana un sistema da 100 milioni tra droga, riciclaggio e traffico di migranti

Un’organizzazione in grado di muovere ogni anno fino a cento milioni di euro, collegando traffici di droga, riciclaggio e immigrazione clandestina su scala europea. È lo scenario ricostruito dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Firenze nell’ambito di un’inchiesta che ha portato a 41 indagati tra cittadini italiani, cinesi e albanesi, con misure cautelari eseguite in Toscana e in Spagna e un sequestro preventivo superiore ai 60 milioni di euro.

Secondo gli inquirenti, al centro del sistema vi sarebbe una struttura finanziaria sommersa con base a Prato, descritta come una sorta di “banca parallela” capace di garantire trasferimenti di denaro senza passaggi bancari ufficiali e senza tracciabilità. Un meccanismo assimilabile ai sistemi informali di compensazione di tipo hawala, che consente di regolare pagamenti internazionali senza spostare fisicamente il denaro da un Paese all’altro.

Questa rete avrebbe rappresentato il punto di snodo tra diverse organizzazioni criminali, dalle strutture albanesi attive nel narcotraffico fino a gruppi di matrice mafiosa operanti in Campania, Calabria e Puglia. Attraverso un sistema articolato di corrieri, il denaro contante veniva raccolto in Italia e all’estero, spesso occultato in veicoli dotati di doppi fondi e trasferito fino a Prato, dove veniva reimmesso in circuiti economici legati al comparto del pronto moda cinese o utilizzato per regolare transazioni illegali.

Il sistema, secondo quanto emerso dalle indagini, era guidato da un imprenditore di origine cinese stabilmente radicato nel territorio pratese e disponeva di una ramificazione estesa in diversi Paesi europei, tra cui Spagna, Portogallo, Francia, Germania, Belgio e Paesi Bassi. In questo schema, il denaro serviva sia a coprire il pagamento delle partite di stupefacenti sia a sostenere un vasto mercato parallelo di scambi commerciali in nero tra imprese.

Tra le organizzazioni che avrebbero beneficiato del circuito figurano, secondo gli investigatori, realtà criminali riconducibili alla Sacra Corona Unita pugliese, a una cosca della ‘ndrangheta vibonese e a gruppi camorristici attivi nel narcotraffico. Il denaro circolava senza lasciare tracce bancarie, garantendo anonimato e rapidità nelle transazioni tra fornitori e acquirenti di droga.

Accanto al traffico di stupefacenti e al riciclaggio, l’inchiesta ha fatto emergere un ulteriore filone legato all’immigrazione clandestina. Una parte degli indagati avrebbe infatti organizzato l’ingresso illegale in Italia di cittadini cinesi, sfruttando rotte che attraversavano la Serbia, l’Ungheria e la Slovenia. I migranti, entrati in Europa senza visto attraverso la Serbia, venivano successivamente trasferiti anche a piedi in zone montane e poi accompagnati verso l’Italia, con destinazioni finali soprattutto Prato, Torino e il Veronese. Per ogni persona trasportata, il sistema avrebbe incassato circa 9.500 euro, trasformando anche il traffico di esseri umani in un ulteriore ramo di profitto di una struttura criminale transnazionale.

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