Quasi un lavoratore su due opera senza regolare contratto nel settore dell’assistenza familiare. È questo il dato più allarmante che emerge dall’ultimo report dell’Ufficio studi della Cgia di Mestre, che ha analizzato i numeri dell’economia sommersa in Italia e nelle singole regioni sulla base delle più recenti rilevazioni Istat riferite al 2023.
Il fenomeno del lavoro irregolare continua infatti a rappresentare una realtà significativa anche in Toscana, seppure con dimensioni più contenute rispetto a molte altre aree del Paese. La regione registra un tasso complessivo di occupazione irregolare dell’8,2%, inferiore sia alla media nazionale del 10% sia ai livelli rilevati nelle regioni del Sud che guidano questa poco invidiabile classifica.
A trainare il sommerso è soprattutto il comparto dell’assistenza domestica. Colf, badanti e lavoratori impiegati nelle cure familiari fanno segnare un tasso di irregolarità che a livello nazionale raggiunge il 48,8%: in pratica quasi un addetto su due lavora senza tutele e senza un rapporto formalizzato.
L’economia nascosta, tuttavia, non riguarda soltanto le mura domestiche. In Toscana il lavoro nero trova terreno fertile anche nell’agricoltura, dove gli occupati irregolari rappresentano il 20,8% del totale, e nelle attività artistiche, culturali e creative, settore che registra un’incidenza del 20,3%. Numeri che raccontano una realtà in cui circa un lavoratore su cinque opera fuori dai canali ufficiali.
Secondo le elaborazioni della Cgia, il valore aggiunto prodotto annualmente dall’economia sommersa toscana ammonta a 4 miliardi e 447 milioni di euro. Una cifra considerevole che equivale al 3,5% dell’intero valore aggiunto generato dalla regione in un anno.
Nonostante ciò, la Toscana si conferma tra le realtà più virtuose del Paese. Il suo tasso di irregolarità è infatti ben distante da quello delle regioni che occupano gli ultimi posti della graduatoria nazionale: Calabria con il 17,9%, Campania con il 14,4% e Sicilia con il 14%.
C’è però chi riesce a fare ancora meglio. Sul gradino più alto del podio si colloca la Provincia autonoma di Bolzano, dove il tasso di occupazione irregolare si ferma al 6,9%. Seguono Veneto con il 7,2% e Friuli Venezia Giulia con il 7,4%.
La fotografia scattata dalla Cgia di Mestre restituisce dunque un quadro a due velocità: da una parte una Toscana che si mantiene sotto la media nazionale, dall’altra settori specifici nei quali il lavoro sommerso continua a rappresentare una componente strutturale del mercato occupazionale. A partire proprio dall’assistenza familiare, dove la necessità crescente di cura per anziani e persone fragili continua a scontrarsi con costi elevati e rapporti di lavoro spesso lontani dalla piena regolarità.