“Ti aiuto a recuperare i soldi”: la trappola dei truffatori che raggirano chi è già stato derubato

C’è una nuova insidia che corre tra chat, email e messaggi sul telefono. Ed è particolarmente odiosa: colpisce chi è già caduto una volta nella rete dei truffatori online, promettendo ciò che tutti vorrebbero sentirsi dire — il recupero del denaro perduto — per poi colpire una seconda volta.

A lanciare l’allarme è la Polizia Postale e delle Comunicazioni, che segnala un aumento di segnalazioni anche in Toscana. Il meccanismo è tanto semplice quanto efficace: i cybercriminali ricontattano le vittime di precedenti frodi, presentandosi come presunti consulenti o società specializzate nel recupero fondi.

Il messaggio è costruito per sembrare credibile. I finti operatori si qualificano come incaricati di servizi di assistenza tecnica o di supporto legale, talvolta richiamando realtà o eventi del settore della sicurezza informatica, come la CyberSec o presunti organismi legati alla Cybersecurity Italia. L’obiettivo è guadagnare fiducia, sfruttando proprio la vulnerabilità di chi ha già subito una perdita economica.

Una volta stabilito il contatto, scatta la seconda fase del raggiro: vengono richiesti nuovi pagamenti con la scusa di sbloccare pratiche, coprire costi amministrativi o attivare procedure di “recupero fondi”. In realtà non esiste alcun recupero, ma solo un ulteriore drenaggio di denaro verso i truffatori.

Gli esperti della Polizia Postale spiegano che lo schema è in rapida diffusione perché fa leva su un aspetto psicologico preciso: la speranza di rimediare a un danno già subito, che rende le vittime più esposte e meno diffidenti.

Le indicazioni per difendersi restano nette. Non bisogna interagire con questi contatti, né fornire dati personali o effettuare pagamenti. È consigliato bloccare immediatamente i numeri sospetti e segnalare tutto agli operatori della Polizia Postale attraverso i canali ufficiali, verificando sempre ogni comunicazione ricevuta.

Una truffa nella truffa, dunque, che trasforma la fragilità delle vittime in un’ulteriore occasione di guadagno illecito per i cybercriminali.

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