Strage di Camaiore, tre ore di interrogatorio per Moriconi: emergono dettagli sul contesto familiare

Ha trascorso la prima notte nel carcere di Lucca Piero Moriconi, il 63enne accusato del duplice omicidio della moglie Keti Andreoni e del figlio Mirko, uccisi nella loro abitazione di Pieve di Camaiore. Un passaggio immediato dopo il fermo, seguito a un lungo interrogatorio durato circa tre ore con la pm Elena Leone e i Carabinieri.

L’uomo, assistito dall’avvocato Giacomo Fabbri, è stato ascoltato subito dopo l’arresto nella caserma dell’Arma prima del trasferimento in istituto penitenziario. Nelle prossime ore sarà chiamato a comparire davanti al giudice per le indagini preliminari per l’interrogatorio di garanzia.

Secondo quanto emerso dalle prime fasi investigative, alla base della tragedia ci sarebbe un contesto familiare segnato da tensioni prolungate nel tempo e da rapporti sempre più difficili all’interno del nucleo domestico. In particolare, gli inquirenti stanno verificando una serie di contrasti che avrebbero coinvolto tutti i componenti della famiglia.

Dalle ricostruzioni raccolte a Camaiore emergerebbe infatti che il rapporto tra padre e figlio fosse fortemente deteriorato. Moriconi avrebbe riferito agli inquirenti di non accettare l’omosessualità del figlio, elemento che avrebbe contribuito a inasprire i rapporti familiari. La madre, secondo quanto ricostruito, si sarebbe progressivamente schierata dalla parte del ragazzo, accentuando ulteriormente le tensioni domestiche.

Il giovane, Mirko, lavorava come cameriere in un locale di Viareggio ed era molto conosciuto nell’ambiente della ristorazione. Colleghi e amici lo ricordano come una persona solare, con la passione per il canto e per il karaoke, attività che spesso praticava anche durante le serate di lavoro.

La moglie, Keti Andreoni, lavorava da molti anni in una casa di riposo per anziani della zona. La responsabile della struttura l’ha descritta come una collaboratrice storica, assunta alla fine degli anni ’90, apprezzata per professionalità e gentilezza, molto stimata da colleghi e ospiti.

Negli ultimi tempi, secondo quanto riportato da fonti investigative, le tensioni familiari si sarebbero ulteriormente aggravate anche in seguito a problemi di salute che avrebbero colpito il figlio, circostanza che avrebbe reso ancora più complessa la convivenza.

Nel corso dell’interrogatorio con la pm, Moriconi avrebbe fornito la propria versione dei fatti, parlando di una situazione familiare conflittuale e riferendo di continui litigi. In particolare avrebbe sostenuto che il figlio fosse “violento”, che lo avrebbe “minacciato” e che chiedesse spesso denaro. L’uomo avrebbe riferito che anche il giorno della tragedia ci sarebbe stata una discussione per motivi economici.

Sempre secondo quanto dichiarato dall’indagato, il figlio avrebbe avuto problemi di tossicodipendenza e alcolismo e sarebbe stato, a suo dire, “ingestibile”. In questo contesto, avrebbe aggiunto di aver maturato una forte esasperazione. Sulla propria posizione rispetto all’orientamento del figlio, l’uomo avrebbe parlato non di rifiuto ma di “preoccupazione”.

Nel corso del racconto agli inquirenti, Moriconi avrebbe inoltre sostenuto che la moglie stesse valutando di lasciare la casa familiare e che il clima domestico fosse diventato sempre più teso. In una delle ricostruzioni investigative, viene riportato anche che la donna avrebbe voluto allontanarsi dal contesto familiare.

Un ulteriore elemento emerso riguarda le ore immediatamente successive al delitto: secondo quanto riferito, l’uomo, in attesa dell’arrivo dei carabinieri, avrebbe pronunciato la frase “mi sono liberato”, rivolta ai familiari accorsi dopo aver udito gli spari.

La Procura prosegue ora gli accertamenti tecnici, compresa l’autopsia sui corpi delle vittime affidata al medico legale Stefano Pierotti, e i rilievi della polizia scientifica all’interno dell’abitazione, per definire con precisione la dinamica dei fatti e consolidare il quadro probatorio.

Resta intanto il dolore profondo nella comunità di Camaiore, sconvolta da una vicenda che ha distrutto una famiglia e lasciato un’intera comunità senza parole.

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