Aggredì l’arbitro con un un pugno dopo una partita di calcio, condanna confermata in Appello

Si chiude con la conferma della responsabilità penale anche davanti alla Corte d’Appello di Firenze una vicenda che risale a una partita di calcio amatoriale degenerata in violenza al termine dell’incontro.
La Prima sezione penale della Corte d’Appello ha infatti confermato nel merito la sentenza di primo grado pronunciata dal Tribunale di Firenze nei confronti del giocatore ritenuto responsabile dell’aggressione ai danni del direttore di gara. I giudici di secondo grado hanno soltanto rideterminato la pena, applicando le disposizioni della riforma Cartabia, trasformandola in 600 euro di multa, lasciando però immutato l’impianto della decisione di primo grado.
“Un passaggio particolarmente significativo della vicenda è rappresentato dal fatto che l’imputato aveva espressamente rinunciato alla prescrizione, chiedendo quindi una pronuncia nel merito – spiega il legale dell’arbitro, avvocato Antonio Olmi, del Foro di Firenze -. Anche in appello, tuttavia, la Corte ha confermato la condanna, dando lettura della sentenza direttamente al termine dell’udienza”
L’episodio risale al lontano luglio del 2011, al termine di una gara di un campionato di calcio amatoriale disputata nel Fiorentino. Dopo il triplice fischio, mentre il direttore di gara stava adottando gli ultimi provvedimenti disciplinari, un giocatore della squadra sconfitta lo raggiunse e lo colpì al volto.
L’arbitro riportò la frattura del setto nasale e lesioni al volto, con una prognosi di diverse settimane e successive valutazioni specialistiche che confermarono la gravità delle conseguenze riportate.
Dopo il fallimento di ogni tentativo di definizione stragiudiziale della vicenda, il direttore di gara, assistito dall’avvocato Antonio Olmi, decise di sporgere querela. Da quel momento prese avvio il procedimento penale che, dopo la condanna pronunciata in primo grado, è arrivato ora al vaglio della Corte d’Appello.
“La Corte di Appello di Firenze – sottolinea l’avvocato Antonio Olmi – ha rideterminato la pena ai sensi della riforma Cartabia in 600 euro di multa, confermando integralmente nel merito la sentenza di primo grado che ha condannato il giocatore, nonostante la sua espressa rinuncia alla prescrizione”.
La decisione rappresenta l’epilogo giudiziario di una vicenda che richiama ancora una volta l’attenzione sul tema della violenza nei confronti degli arbitri, fenomeno che continua a rappresentare una delle principali criticità nel mondo dello sport dilettantistico.

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