I tumori non sono più una patologia legata esclusivamente all’età avanzata. Negli ultimi anni cresce il numero di diagnosi che riguardano persone sotto i 50 anni: donne anche molto giovani e uomini intorno ai quarant’anni, nel pieno della vita personale e professionale. Un fenomeno che preoccupa e che pone interrogativi cruciali su prevenzione, diagnosi precoce e stili di vita, ma anche sul ruolo dell’ambiente, della qualità dell’aria, del cibo e dell’acqua.
Ne parliamo con il dottor Domenico Amoroso, primario di Oncologia dell’Ospedale Versilia.
Dottor Amoroso, negli ultimi anni si parla sempre più spesso di tumori diagnosticati prima dei 50 anni. È una tendenza reale anche nella vostra esperienza clinica in Versilia?
Secondo un’analisi pubblicata su Esmo Open, i tumori a insorgenza precoce (under 50 anni) sono in forte crescita a livello mondiale. In particolare, a livello globale i casi di cancro a esordio precoce sono aumentati di circa il 79% nell’arco di trent’anni. Questa è una tendenza reale e confermata a livello clinico locale dall’Azienda Usl Toscana Nord Ovest. Anche l’Ospedale Versilia registra, infatti, un’incidenza crescente per specifiche neoplasie ad esordio precoce (early-onset), in linea con i dati epidemiologici globali e regionali.
Quali sono le neoplasie che oggi colpiscono con maggiore frequenza donne giovani e uomini intorno ai quarant’anni?
Le diagnosi in questa fascia d’età under 50 riguardano principalmente, per quanto riguarda le donne, tumori della mammella e della tiroide, che rappresentano quasi la metà dei nuovi casi; mentre per gli uomini si parla soprattutto di tumori del colon-retto, del testicolo, del rene e leucemie.
Quanto incidono, soprattutto nelle donne, fattori come assetto ormonale, maternità tardiva, stili di vita e condizioni lavorative?
Naturalmente fattori riproduttivi e stili di vita incidono in modo determinante sul rischio complessivo di sviluppare tumori ormono-dipendenti, come il tumore al seno e all’endometrio. Questo perchè l’assetto ormonale, l’assenza di gravidanze, il menarca precoce, la menopausa tardiva e stili di vita scorretti, come la sedentarietà e il sovrappeso, agiscono prolungando l’esposizione agli estrogeni, incrementando, quindi, la finestra di rischio. Inoltre, alcune condizioni lavorative possono aumentare l’esposizione a cancerogeni ambientali.
La diagnosi precoce resta un punto critico: perché nei pazienti giovani i sintomi vengono spesso sottovalutati o intercettati in ritardo?
I pazienti giovani spesso tendono ad avere una bassa percezione del rischio e, anche in presenza di sintomi clinici che potrebbero far pensare a patologie importanti, quali i tumori, sono portati ad attribuire questi segnali a stress, stanchezza cronica, o ad altre cause ben più banali, procrastinando il consulto medico e ritardando, di conseguenza, la diagnosi.
I programmi di screening, pensati per età più avanzate, sono ancora adeguati o sarà necessario anticipare alcuni controlli?
Premesso che la necessità di anticipare i controlli dipende strettamente dal profilo di rischio di ciascuno, ricordiamo che le linee guida nazionali hanno recentemente ampliato le fasce d’età invitate agli screening (pensiamo allo screening mammario anticipato a 45 anni) e i programmi di prevenzione sono in continua evoluzione per intercettare le patologie in fase sempre più precoce.
Quando un tumore arriva in età giovane, quali sono le principali ricadute sulla vita personale, lavorativa e familiare, anche in termini di fertilità?
Sicuramente la diagnosi di tumore in pazienti giovani può cambiare non soltanto la vita personale e familiare, ma anche quella lavorativa, stravolgendo progetti di vita, identità e relazioni proprio in un’età nella quale esse si stanno formando, con il rischio di incorrere in un isolamento sia sociale che lavorativo. Trattandosi di pazienti in giovane età, è, inoltre, molto importante preservare una futura genitorialità mediante un’attenta pianificazione con protocolli di oncofertilità.
Le terapie oncologiche più innovative stanno cambiando concretamente la prognosi dei pazienti più giovani?
Sì, le terapie innovative come l’immunoterapia, i farmaci a bersaglio molecolare, i trattamenti Car-T e procedure come la biopsia liquida stanno cambiando concretamente la prognosi per i giovani pazienti, impattando sulla sopravvivenza e sulla qualità della vita. E’ qui che ha un ruolo fondamentale la cosiddetta “medicina di precisione”, per cui partendo dall’analisi genetica del tumore si riesce a colpire le cellule malate con farmaci mirati, risparmiando i tessuti sani e migliorando l’efficacia del trattamento.
Quanto pesa oggi il fattore ambientale – aria, acqua, alimentazione – nello sviluppo dei tumori e quanto è difficile dimostrarne scientificamente il ruolo?
Dimostrare il ruolo causale di una singola esposizione ambientale risulta complesso a causa delle tempistiche di sviluppo della malattia stessa e della sovrapposizione di innumerevoli variabili individuali. E’ certo che i fattori ambientali, come l’inquinamento di aria, acqua e cibo, interagendo con uno stile di vita non corretto, incrementano il rischio di sviluppo di alcuni tumori. Per esempio, nel tumore del colon-retto è noto che sia un fattore favorente un’alimentazione scorretta ricca di carni ultra-processate, grassi saturi, zuccheri e povera di fibre.
In un territorio come la Versilia, segnato in passato da un uso intensivo di prodotti agricoli oggi ritenuti nocivi, è plausibile ipotizzare effetti a lungo termine sulla salute?
Purtroppo è plausibile ipotizzare degli effetti a lungo termine sulla salute poiché la Versilia possiede una lunga tradizione florovivaistica e, quindi, l’uso storico di pesticidi e fitofarmaci può aver lasciato tracce persistenti negli ecosistemi locali. A causa della natura bioaccumulativa di queste sostanze, le esposizioni a lungo termine e gli effetti ritardati sulla salute umana e ambientale restano oggetto di attenzione scientifica.
Qual è il messaggio che sente di rivolgere a chi ha meno di 50 anni e tende a rimandare controlli e visite perché si sente “troppo giovane”?
E’ essenziale che i nostri giovani capiscano che la prevenzione non ha età e serve a proteggere il nostro futuro. Essere giovani non rappresenta uno scudo biologico: proteggere la nostra vita è un atto di responsabilità.