LIVORNO – Una bottiglia di birra negata, poi la violenza cieca. Un uomo di 42 anni è stato aggredito con una ferocia tale da rischiare la vita, appena uscito dal negozio dove lavorava. Per quella brutale aggressione la Polizia di Stato ha arrestato un 30enne, ritenuto il presunto responsabile di un tentato omicidio.
L’arresto è stato eseguito dagli investigatori della Squadra Mobile in esecuzione dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Gip del Tribunale di Livorno, su richiesta della Procura della Repubblica.
La vittima era stata trovata dagli agenti delle Volanti e dai sanitari del 118 riversa a terra, in condizioni gravissime e con profonde ferite alla testa e alla gamba destra.
Le indagini, condotte dalla Squadra Mobile sotto il coordinamento della Procura, hanno permesso in tempi rapidissimi di ricostruire quanto accaduto e di dare un volto al presunto aggressore.
Un ruolo importante lo hanno avuto alcuni residenti della zona. Attirati dal rumore di vetri infranti proveniente dalla strada, avevano utilizzato i propri telefoni cellulari per filmare ciò che stava accadendo subito dopo l’aggressione. Nei video compariva anche un uomo che si allontanava dal corpo della vittima, rimasta inerme sull’asfalto.
Gli investigatori sono riusciti poi a seguire i movimenti del sospettato attraverso le immagini della videosorveglianza cittadina. Un elemento si è rivelato particolarmente utile: la maglietta a righe verdi e bianche indossata dalla vittima, che ha consentito di ricostruire gli spostamenti dell’uomo nonostante nella zona dell’aggressione non vi fossero telecamere puntate direttamente sul luogo del fatto.
Le immagini hanno permesso di individuare anche le caratteristiche fisiche del presunto autore, tra cui un vistoso tatuaggio. Dalla ricostruzione è emerso inoltre che l’uomo, dopo essersi allontanato, sarebbe tornato sulla scena per poi fuggire definitivamente verso la stazione.
Quando le sue condizioni di salute sono migliorate, la vittima è stata ascoltata dagli investigatori e ha confermato la ricostruzione. Secondo quanto riferito agli inquirenti, tutto sarebbe nato dal rifiuto di vendere una bottiglia di birra al 30enne, che si trovava già sotto l’effetto dell’alcol.
Dopo aver infranto una bottiglia di vetro, il presunto aggressore avrebbe atteso la chiusura del negozio. Poi si sarebbe scagliato contro il 42enne, colpendolo violentemente alla testa. Una volta fatto cadere a terra, lo avrebbe colpito nuovamente alla tempia sinistra con un oggetto appuntito e infine avrebbe sferrato una violenta coltellata alla gamba destra, provocandogli la frattura di tibia e perone.
Secondo quanto riportato nell’ordinanza del Gip, si sarebbe trattato di “atti idonei e diretti in modo non equivoco a cagionare la morte” della vittima. Il decesso non si è verificato grazie al tempestivo intervento dei soccorritori e alle successive cure mediche.
A rendere ancora più grave il quadro ricostruito dagli investigatori sarebbe stato il comportamento successivo. Il 30enne, infatti, sarebbe tornato nuovamente sul posto per inveire contro la vittima e minacciarla di morte, invece di prestarle soccorso nonostante fosse già a terra e gravemente ferita.
Gli elementi raccolti dalla Squadra Mobile hanno consentito di arrivare all’identificazione del presunto autore, successivamente riconosciuto anche dalla stessa vittima.
Durante la perquisizione nell’abitazione del 30enne, gli investigatori hanno inoltre trovato gli abiti che avrebbe indossato al momento dell’aggressione e un coltello con una lama lunga 51,5 centimetri, ritenuto compatibile con quello utilizzato per ferire il 42enne.
L’uomo è stato quindi condotto in carcere a disposizione dell’autorità giudiziaria.
