(foto Andrea Zani)

Lupi, l’allarme degli allevatori: “Un attacco può mettere in ginocchio un intero gregge”


FIRENZE – Non c’è soltanto la perdita dell’animale ucciso. Un attacco di lupo o di ibrido può provocare uno stress importante all’intero gregge, con conseguenze che possono arrivare a compromettere il ciclo produttivo degli animali, dalla produzione di latte alla riproduzione. È l’allarme lanciato da Luciano Nucci, presidente di Confcooperative Agroalimentare e Pesca Toscana, intervenuto sul tema della presenza del lupo in Toscana.
Secondo i dati citati da Confcooperative, tra il 2021 e il 2025 sono state 1.096 le segnalazioni complete di geolocalizzazione, a testimonianza di una presenza ormai diffusa del lupo sul territorio regionale.
“Spesso si considera l’attacco del lupo semplicemente come la perdita di alcuni animali. Ma non è così”, sottolinea Nucci.
La predazione, infatti, può avere ripercussioni sull’intero gregge. Lo stress provocato dall’aggressione può determinare una diminuzione della produzione di latte, difficoltà nella riproduzione e, in alcuni casi, anche un’interruzione della produzione che può protrarsi nel tempo.
Conseguenze che, secondo il presidente di Confcooperative Agroalimentare e Pesca Toscana, stanno rendendo sempre più difficile per gli allevatori la convivenza con la presenza del lupo.
“Conosco aziende che, proprio a causa di questa situazione, hanno deciso di smettere di allevare e anche giovani che avevano scelto questo percorso e hanno dovuto rinunciare”, racconta Nucci.
Per questo, secondo Confcooperative, è necessario intervenire anche sul sistema dei risarcimenti. Il danno economico, infatti, non sarebbe riconducibile soltanto all’animale direttamente ucciso o predato, ma dovrebbe comprendere anche le conseguenze che l’aggressione produce sul resto del gregge e sull’attività dell’azienda.
“Il risarcimento non può essere limitato all’animale ucciso o predato. Bisogna considerare anche il danno che l’attacco provoca all’intero gregge e quindi all’azienda”, afferma Nucci.
Se gli animali, a causa dello stress, producono meno latte oppure interrompono la riproduzione, le ripercussioni diventano infatti direttamente economiche per l’allevatore.
“Se gli animali, a causa dello stress, producono meno latte o interrompono la riproduzione, siamo di fronte a un danno economico reale. Servono quindi risarcimenti rapidi e adeguati che tengano conto anche dei danni indiretti”, aggiunge.
Il tema, precisa Nucci, non deve però trasformarsi in una contrapposizione tra agricoltura e tutela della fauna. L’obiettivo indicato da Confcooperative è piuttosto quello di individuare un equilibrio che consenta di tutelare il patrimonio naturale senza lasciare gli allevatori soli di fronte alle conseguenze delle predazioni.
“Se vogliamo continuare ad avere allevamento e produzioni di qualità nei nostri territori, dobbiamo mettere le aziende nelle condizioni di poter convivere con una presenza della fauna selvatica sempre più diffusa”, conclude Nucci.

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