AREZZO – A quasi un anno dalla tragedia che sconvolse una comunità, l’inchiesta sulla morte di un bambino di appena due anni e cinque mesi arriva a un passaggio decisivo. La Procura di Arezzo ha concluso le indagini e notificato l’avviso alle sei persone indagate, per le quali viene ipotizzato, a vario titolo, il reato di omicidio colposo.
La tragedia risale al 12 novembre 2025 e avvenne all’interno del giardino di un asilo nido di Soci, nel territorio comunale di Bibbiena. Il piccolo si trovava all’esterno insieme agli altri bambini quando si verificò l’incidente che gli fu fatale.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il bambino sarebbe rimasto impigliato con il cappuccio del giubbotto a un ramo presente nell’area verde della struttura. La posizione assunta dal piccolo e la pressione esercitata sul collo avrebbero provocato il soffocamento. Quando il personale si accorse della situazione, per il bambino non ci fu più nulla da fare.
È proprio sulle condizioni di sicurezza di quella parte del giardino e sulle modalità con cui venivano sorvegliati i bambini che si concentra ora l’attenzione della Procura.
L’ipotesi degli inquirenti è che l’area destinata alle attività didattiche all’aperto presentasse situazioni di rischio che avrebbero dovuto essere individuate e gestite preventivamente. Sotto esame anche l’organizzazione della vigilanza: secondo l’accusa, in quel momento il bambino avrebbe dovuto essere costantemente sotto controllo visivo.
Le responsabilità ipotizzate dagli inquirenti riguardano persone con ruoli diversi all’interno della struttura. Nell’inchiesta sono coinvolte figure della cooperativa incaricata della gestione dell’asilo, la responsabile del nido, alcune educatrici della sezione frequentata dal piccolo e un’assistente che quel giorno si trovava in servizio.
Alla base delle contestazioni ci sarebbero, a seconda delle singole posizioni, presunte carenze nella valutazione dei rischi, nella gestione e manutenzione del giardino e nella sorveglianza dei bambini.
Dopo la morte del piccolo, l’area esterna era stata sequestrata per consentire gli accertamenti. Successivamente il giardino è stato interessato da interventi di messa in sicurezza e l’elemento vegetale coinvolto nell’incidente è stato rimosso, anche sulla base delle indicazioni degli organismi sanitari.
Adesso, con la chiusura delle indagini, le sei persone coinvolte potranno esercitare pienamente i propri diritti di difesa: potranno presentare memorie, produrre documentazione e chiedere di essere ascoltate dagli inquirenti.
Non c’è dunque ancora alcuna condanna né un accertamento definitivo di responsabilità. Sarà l’eventuale processo, qualora venga disposto il rinvio a giudizio, a stabilire se quella morte sia stata una drammatica fatalità oppure se siano state commesse omissioni tali da avere avuto un ruolo nella tragedia.
Per la famiglia del bambino, costituita parte civile, il nuovo passaggio dell’inchiesta rappresenta comunque un momento importante nella ricerca della verità su ciò che accadde quel giorno, dentro un luogo nel quale il piccolo avrebbe dovuto essere protetto e sorvegliato.