Stazzema, Verona: “La montagna non ha bisogno solo di parole, ma di cittadini messi nelle condizioni di restare”

STAZZEMA – Lo spopolamento dei territori montani non si combatte soltanto con nuove leggi, finanziamenti e programmi. Per il sindaco di Stazzema Maurizio Verona, la vera sfida è creare le condizioni perché le persone possano continuare a vivere nei piccoli comuni, senza essere costrette a scegliere tra la permanenza sul territorio e la possibilità di usufruire di servizi essenziali.

Il ragionamento arriva in occasione del dibattito sulla nuova legge sulla montagna, che riconosce la montagna come questione di interesse nazionale. Un riconoscimento che Verona considera importante, ma che deve tradursi in politiche concrete.

“La mia preoccupazione – spiega il sindaco – è che in Italia continuiamo a parlare della montagna soprattutto quando dobbiamo celebrarla, mentre troppo poco la consideriamo quando dobbiamo garantire ai cittadini che ci vivono gli stessi diritti di chi vive in pianura o nelle grandi città”.

Per Verona il problema non è la mancanza di risorse o di potenzialità. Il nodo è la progressiva perdita delle condizioni necessarie per abitare stabilmente questi territori.

“Quando chiude una scuola, quando si riduce un presidio sanitario, quando scompare un ufficio pubblico, quando il trasporto pubblico diventa insufficiente, quando una strada viene lasciata in condizioni difficili, quando anche i servizi commerciali e bancari arretrano, non stiamo semplicemente perdendo un servizio”.

Le conseguenze, secondo il sindaco, ricadono direttamente sulla vita delle comunità.

“Stiamo dicendo a una famiglia: qui è più difficile crescere i vostri figli. Stiamo dicendo a un giovane: qui è più difficile costruire il vostro futuro. Stiamo dicendo a un’impresa: qui è più difficile investire. E poi ci sorprendiamo se la gente se ne va”.

È quello che Verona definisce un circolo vizioso: la riduzione dei servizi spinge le persone ad andarsene, il calo della popolazione viene poi utilizzato per giustificare ulteriori riduzioni dei servizi.

“Abbiamo avuto molte strategie, molti programmi, molti finanziamenti e molte parole sullo spopolamento. Ma troppo spesso non abbiamo affrontato la questione fondamentale: senza servizi non c’è ripopolamento”.

Una riflessione che il primo cittadino di Stazzema estende anche alla nuova normativa.

“Finalmente il legislatore riconosce sulla carta che la montagna è una questione di interesse nazionale. Ma io penso che la montagna non si possa misurare soltanto con l’altitudine e con la pendenza”.

Per Verona, infatti, montagna significa anche distanza dai servizi, viabilità, scuola, sanità, trasporti, connessione digitale, lavoro e situazione demografica.

“È la possibilità concreta per una persona di scegliere di vivere lì”.

Ed è proprio sulla necessità di distinguere i diversi territori montani che il sindaco pone l’accento, richiamando in particolare la situazione dell’Appennino.

Alpi e Appennino non possono essere affrontati con un unico modello, perché presentano condizioni economiche, demografiche e territoriali differenti.

“Le Alpi hanno certamente problemi di spopolamento, ma hanno anche territori con fortissime capacità economiche e turistiche e, in alcune aree, una maggiore attrattività. L’Appennino ha spesso una fragilità diversa: piccoli comuni, popolazione anziana, distanza dai servizi, minore capacità economica, territori più difficili da raggiungere”.

Da qui la richiesta di una politica capace di tenere conto delle specificità dei territori e di spostare l’attenzione dai singoli progetti alla permanenza delle comunità.

“Io credo che dovremmo cambiare completamente prospettiva: non dobbiamo finanziare soltanto i progetti, dobbiamo finanziare la permanenza delle comunità”.

Un principio che Verona applica innanzitutto alla scuola e alla sanità.

“Se una scuola in montagna costa di più per bambino rispetto a una scuola di città, non significa che quella scuola sia inefficiente. Significa che lo Stato sta garantendo un diritto in un territorio difficile”.

E lo stesso vale per i presidi sanitari.

“Se mantenere un medico o un presidio sanitario in un piccolo comune costa di più, quel maggior costo non deve essere considerato uno spreco: è il prezzo della coesione territoriale”.

La montagna, inoltre, non rappresenta una realtà isolata dal resto del Paese. Acqua, boschi, agricoltura, biodiversità, tutela del territorio, prevenzione del dissesto, paesaggio, turismo e cultura sono alcune delle funzioni che i territori montani svolgono a beneficio dell’intera collettività.

“La pianura e le città beneficiano enormemente di quello che la montagna produce e custodisce”.

Per questo, secondo Verona, il turismo non può essere l’unica risposta allo spopolamento.

“Non dobbiamo chiedere alla montagna di sopravvivere grazie al turismo. Dobbiamo permettere alle persone di vivere in montagna e poi costruire intorno a queste comunità economia, turismo, agricoltura, artigianato e nuove forme di lavoro”.

La vera sfida, quindi, parte dalle condizioni concrete della vita quotidiana.

“La vera politica contro lo spopolamento non è fare un bando ogni tanto. È garantire una scuola. È garantire un medico. È garantire un autobus. È garantire una strada. È garantire internet. È garantire la possibilità di lavorare. È garantire ai giovani una ragione per restare”.

Per il sindaco di Stazzema, la montagna non deve essere considerata un territorio da mantenere in vita artificialmente, ma una parte attiva del futuro del Paese.

“Se facciamo questo, la montagna non è un problema da risolvere. È una parte fondamentale del futuro dell’Italia”.

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