PRATO – Tredici telefoni cellulari sequestrati dal mese di settembre, droga introdotta e destinata allo spaccio tra i detenuti, estorsioni, aggressioni e gravi episodi di violenza sessuale. È il quadro di illegalità che continua a emergere all’interno della casa circondariale La Dogaia di Prato, delineato dal procuratore della Repubblica Luca Tescaroli in una nuova comunicazione sulle indagini condotte per riportare la legalità nell’istituto penitenziario.
Il documento fa il punto sui risultati investigativi più recenti e su procedimenti relativi a fatti di particolare gravità, ricostruendo un contesto nel quale, secondo la Procura, continuano a circolare telefoni e sostanze stupefacenti nonostante le attività di controllo.
Una situazione che si accompagna al sovraffollamento della struttura, dove sono presenti 646 detenuti, e alle criticità legate alla vigilanza. Il procuratore sottolinea inoltre la necessità di interventi strutturali e tecnologici per impedire l’introduzione di materiale illecito e contrastare le condotte violente.
Tredici telefoni sequestrati in poco più di un mese
I rinvenimenti di dispositivi cellulari sono proseguiti anche a settembre e nei primi giorni di ottobre. Il bilancio indicato dalla Procura è di tredici apparecchi sequestrati, recuperati in diversi punti del carcere e in reparti di sicurezza differenti.
Il 3 settembre, nella nona sezione di Alta sicurezza, è stato trovato uno smartphone senza scheda Sim, nascosto in un incavo ricavato nel muro del bagno di una camera detentiva occupata da tre persone.
Il 26 settembre un altro telefono è stato scoperto in un’intercapedine realizzata scavando il pavimento del bagno di una camera occupata da un detenuto sottoposto al regime di Alta sicurezza, nella decima sezione.
Il 28 settembre sono stati recuperati due dispositivi: uno smartphone nella nona sezione di Alta sicurezza e un mini smartphone nella quarta sezione di Media sicurezza.
Il 7 ottobre sono stati sequestrati altri due telefoni. Uno, privo di Sim, si trovava nel vano scale della nona sezione di Alta sicurezza; l’altro, dotato di scheda Sim ma bloccato da codice Pin, era nascosto in una camera detentiva della sesta sezione di Media sicurezza.
L’8 ottobre, infine, due smartphone senza Sim sono stati rinvenuti all’interno di un’asciugatrice collocata nell’area comune della nona sezione di Alta sicurezza.
Hashish nascosto in bocca e telefoni nella disponibilità dei familiari
Le indagini hanno fatto emergere anche diversi episodi legati all’introduzione di stupefacenti.
Il 15 settembre, intorno alle 13, durante le procedure preliminari a un colloquio con un detenuto della terza sezione di Media sicurezza, è stato trovato hashish per un peso complessivo di 7,4 grammi nascosto sotto la lingua di un familiare.
Un’ulteriore attività investigativa, svolta il 19 settembre, ha portato al rinvenimento di cinque utenze cellulari nella disponibilità di un familiare di un detenuto del carcere pratese, nel frattempo trasferito a Padova. I telefoni sarebbero stati utilizzati per mantenere i contatti con l’interno della struttura.
Nella camera occupata dal detenuto nel carcere di Padova sono stati inoltre trovati 0,3 grammi di hashish. Nella disponibilità di un altro familiare è stata sequestrata una carta di credito che, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, sarebbe stata utilizzata per le compravendite di droga all’interno della Dogaia. Altri 3,14 grammi di hashish sono stati trovati in possesso di un diverso familiare di un altro detenuto.
La morte di un detenuto dopo una colluttazione
Tra i fatti più gravi affrontati dalla Procura figura la morte di un detenuto nigeriano di 32 anni, avvenuta il 5 agosto 2026 all’interno della settima sezione del carcere.
Per la vicenda si procede per omicidio preterintenzionale nei confronti di tre detenuti, due albanesi e uno italiano, che condividevano la camera con la vittima.
Secondo la ricostruzione investigativa, il decesso è seguito a una colluttazione durante la quale l’uomo avrebbe riportato lesioni in diverse parti del corpo, in particolare agli arti e all’addome. Dopo essere stato trasferito dalla cella a un’altra camera detentiva, il detenuto, che si trovava in stato di agitazione, è stato raggiunto dai sanitari.
La consulenza autoptica ha individuato l’ora della morte alle 23.12 del 5 agosto e ha ricondotto la causa del decesso a uno shock emorragico provocato dalla rottura traumatica del fegato, conseguente a un’azione violenta.
Estorsioni e droga: concluse le indagini su 21 persone
Un altro filone investigativo riguarda le estorsioni e le aggressioni commesse all’interno della struttura nel corso del 2025. La Procura ha concluso le indagini nei confronti di 21 indagati, potendo contare anche sulla collaborazione di diversi detenuti.
Gli accertamenti hanno consentito di ricostruire due episodi estorsivi ai danni di altri reclusi, costretti con violenze fisiche e minacce, dalle quali sarebbero derivate lesioni personali. Le condotte erano finalizzate a ottenere l’introduzione di droga recuperata durante i permessi all’esterno del carcere.
Sono state inoltre ricostruite due aggressioni ai danni di altri detenuti e diverse modalità di approvvigionamento e distribuzione degli stupefacenti: dal rientro dopo i permessi all’introduzione attraverso pacchi postali e colloqui con i familiari, fino all’occultamento di ovuli contenenti droga. Le sostanze sarebbero state destinate alla vendita in più sezioni della casa circondariale.
In un diverso procedimento, già arrivato all’esercizio dell’azione penale, sono state emesse cinque sentenze di condanna nei confronti di detenuti trovati in possesso abusivo di telefoni cellulari all’interno del carcere.
Due procedimenti per gravi violenze sessuali
La comunicazione del procuratore richiama anche due distinti episodi di violenza sessuale per i quali il giudice per l’udienza preliminare di Prato ha disposto il rinvio a giudizio. Per entrambi è in corso il dibattimento: si tratta quindi di accuse che dovranno essere valutate in sede processuale.
Il primo episodio risale al settembre 2023 e riguarda un detenuto brasiliano di 32 anni, accusato di aver costretto ripetutamente il compagno di cella, un uomo pachistano di 33 anni, a subire atti sessuali mediante minacce di morte e violenza fisica.
Il secondo fatto risale al gennaio 2020. Secondo l’accusa, due detenuti avrebbero sottoposto un altro recluso, omosessuale e tossicodipendente alla sua prima esperienza carceraria, a giorni di percosse, minacce e violenze sessuali di gruppo. Le condotte contestate avrebbero provocato lesioni fisiche, tra cui la frattura di una costola e una lacerazione del canale anale, oltre a conseguenze psicologiche protrattesi per mesi.
Il sovraffollamento e le misure chieste per fermare i traffici
Nel quadro delineato dalla Procura pesa anche il sovraffollamento: alla Dogaia risultano presenti 646 detenuti, con camere che in numerosi casi ospitano quattro persone. Il documento segnala inoltre episodi di assenteismo del personale e richiama le difficoltà nel garantire un controllo efficace degli spostamenti e delle attività all’interno dell’istituto.
Per contrastare l’ingresso di telefoni e stupefacenti, il procuratore riferisce di aver più volte segnalato al Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria la necessità di interventi specifici.
Tra le misure indicate figurano l’impiego di tecnologie antidrone capaci di rilevare e identificare i velivoli, l’installazione di reti protettive sopra il perimetro del carcere e l’invio di un numero adeguato di agenti per garantire la vigilanza. Viene inoltre proposta la schermatura della struttura per impedire l’utilizzo delle reti telefoniche e internet dall’interno, insieme a controlli sanitari, anche radiologici, sui detenuti che rientrano dai permessi, per contrastare l’introduzione di droga attraverso ovuli ingeriti.
L’obiettivo dichiarato è interrompere i canali di approvvigionamento e rafforzare il controllo dell’istituto, prevenendo anche le violenze e le intimidazioni nei confronti del personale.
Le indagini, conclude Tescaroli, proseguono con il contributo di diversi reparti delle forze dell’ordine: il Nucleo investigativo regionale della Polizia penitenziaria di Firenze, gli agenti della Polizia penitenziaria in servizio alla Dogaia e, per il caso della morte del detenuto, la Squadra mobile di Prato e la Polizia scientifica.