VIAREGGIO – Come si può vivere con una pensione di poco superiore ai 600 euro al mese? E come si fa a pagare le bollette, fare la spesa, acquistare le medicine e affrontare tutte le altre necessità quando il denaro a disposizione non basta neppure per le spese essenziali? È da queste domande che parte la riflessione dell’architetto Bruno Belluomini, già candidato al Consiglio comunale di Viareggio con Viareggio a Sinistra, che attraverso i social torna a porre l’attenzione sulle difficoltà economiche di tante persone.
Il tema è quello delle pensioni basse, una questione sociale che riguarda migliaia di anziani e che troppo spesso rimane sullo sfondo del dibattito pubblico. Perché dietro gli importi indicati nei cedolini ci sono persone che devono organizzare ogni giornata facendo i conti con risorse limitate, rinunciando a spese e necessità che per altri rappresentano la normalità.
Quando la pensione non basta per vivere
Nel 2026 il trattamento minimo previdenziale è pari a 611,85 euro mensili. Una cifra che impone una domanda concreta: come si può mantenere la propria autonomia economica con un reddito così ridotto?
Il costo della vita non lascia molto spazio alle alternative. Affitto, bollette, alimentari, farmaci e trasporti pesano su bilanci già fragili. Per chi vive da solo, senza una famiglia in grado di intervenire economicamente, ogni spesa imprevista può trasformarsi in un problema serio.
Non si tratta soltanto di rinunciare a qualche svago o a una vacanza. In determinate situazioni, la difficoltà riguarda persino la possibilità di sostenere tutte le spese indispensabili senza chiedere aiuto a qualcuno.
C’è anche chi deve vivere con 546,24 euro al mese
Accanto a chi percepisce una pensione minima c’è un’altra fascia di popolazione ancora più esposta alla precarietà economica: quella di chi, raggiunti i 67 anni, non ha maturato una pensione previdenziale e possiede i requisiti per ottenere l’assegno sociale.
Nel 2026 l’importo massimo dell’assegno sociale è di 546,24 euro mensili per tredici mensilità. La somma effettivamente riconosciuta dipende dai requisiti e dalla situazione reddituale del beneficiario.
Si tratta di una prestazione assistenziale fondamentale per chi non dispone di una pensione sufficiente, ma il suo importo rende evidente quanto possa essere difficile affrontare autonomamente tutte le spese della vita quotidiana.
Dietro questa condizione possono esserci percorsi molto diversi: anni di lavoro precario, occupazioni discontinue, periodi senza impiego o una vita dedicata alla cura della famiglia senza aver accumulato contributi previdenziali sufficienti. Storie differenti, accomunate dal rischio di arrivare alla vecchiaia con risorse economiche estremamente limitate.
La dignità non può dipendere dal conto in banca
Il problema delle pensioni basse non riguarda soltanto i numeri. Riguarda la possibilità di vivere con dignità, mantenere la propria indipendenza e affrontare gli imprevisti senza precipitare nell’insicurezza economica.
Quando quasi tutto il reddito viene assorbito dalle necessità primarie, anche una visita medica, una riparazione domestica o una bolletta più alta del previsto possono diventare difficili da sostenere. E chi non dispone di risparmi o di una rete familiare rischia di trovarsi in una condizione di isolamento ancora maggiore.
È su questa realtà che la politica è chiamata a confrontarsi: il valore delle pensioni, il potere d’acquisto, il costo della vita e le misure necessarie per proteggere chi ha redditi insufficienti. Un tema che riguarda il Governo, ma anche le comunità locali, chiamate a intercettare i bisogni delle persone più fragili e a garantire servizi e sostegni adeguati.
La denuncia di Bruno Belluomini riporta così al centro una questione che non può essere considerata marginale. Perché la pensione dovrebbe rappresentare una garanzia dopo una vita di lavoro, non una condanna a trascorrere gli anni della vecchiaia contando ogni euro.
E il messaggio che accompagna la sua presa di posizione è netto: “La politica non si fa con le bugie ma guardando con attenzione la realtà”. Una realtà nella quale, per troppe persone, il problema non è arrivare alla fine del mese con qualche euro in meno, ma riuscire ad arrivarci senza dover rinunciare a qualcosa di essenziale.