Un impianto sotto la pelle per sentire anche di notte: alle Scotte orecchio bionico invisibile

SIENA – Un impianto cocleare completamente nascosto sotto la pelle, senza microfoni o altri dispositivi da indossare all’esterno, capace di accompagnare il paziente anche durante il sonno. È la nuova tecnologia sperimentata per la prima volta in Italia al policlinico Santa Maria alle Scotte di Siena, dove due persone con sordità grave e profonda sono state sottoposte all’intervento. La stessa esperienza è stata avviata contemporaneamente a Piacenza, in Emilia-Romagna, nell’ambito di un progetto pilota che coinvolge le due Regioni.

Si tratta di un passo significativo nella chirurgia dedicata al recupero dell’udito. La novità riguarda un impianto cocleare di ultima generazione che integra sotto la cute tutti i componenti necessari al funzionamento, compresi il microfono e la batteria. L’obiettivo è superare la necessità di utilizzare parti esterne, offrendo una soluzione che possa accompagnare la persona nelle diverse situazioni della vita quotidiana.

Alle Scotte gli interventi sono stati eseguiti lunedì dall’équipe di Otorinolaringoiatria diretta dal professor Marco Mandalà, nell’ambito di un’esperienza pilota nazionale. Nel panorama internazionale esistono già pochi precedenti, mentre in Italia si tratta della prima applicazione di questa tecnologia.

Come funziona il nuovo impianto

Il principio alla base del dispositivo è la possibilità di captare i suoni attraverso la pelle. Le informazioni acustiche vengono trasformate in segnali elettrici che stimolano la coclea, la struttura dell’orecchio interno coinvolta nella percezione dei suoni. Da qui, i segnali vengono trasmessi attraverso il nervo uditivo al cervello, dove possono essere interpretati.

La differenza rispetto agli impianti cocleari tradizionali consiste soprattutto nell’assenza di componenti esterni. Microfono e batteria sono integrati nel sistema impiantato sotto la cute, rendendo il dispositivo invisibile dall’esterno.

Questa configurazione è stata progettata per consentire un accesso ai suoni continuativo, senza dover indossare e rimuovere un apparecchio esterno nel corso della giornata. Il sistema è pensato per funzionare anche durante il sonno e per consentire alcune attività in acqua, sempre nel rispetto delle condizioni e dei limiti previsti per il dispositivo. La batteria è ricaricabile: non si tratta quindi di un sistema che non richiede mai energia, ma di una soluzione che non necessita di essere tolta per la normale gestione dell’ascolto.

Meno ingombri, nuove possibilità nella vita quotidiana

La completa integrazione sotto la pelle potrebbe rappresentare un vantaggio concreto per chi convive con una sordità importante e ha bisogno di un impianto cocleare. Non dover gestire componenti esterni può significare maggiore discrezione, praticità e continuità nell’utilizzo, oltre alla possibilità di affrontare alcune situazioni quotidiane con minori limitazioni.

«Si tratta di un’innovazione significativa nel campo degli impianti cocleari, perché introduce una soluzione completamente impiantabile, senza componenti esterni, con potenziali ricadute positive sulla qualità della vita delle persone con sordità grave e profonda», spiega il professor Marco Mandalà.

Il medico evidenzia come la ricezione dei suoni attraverso la pelle costituisca uno degli aspetti tecnologici più innovativi del sistema. L’integrazione di microfono e altri componenti sotto la cute permette infatti di superare la necessità di indossare un dispositivo esterno, con possibili benefici nella gestione quotidiana dell’ascolto.

Il risultato atteso è offrire alle persone che possono utilizzare questa tecnologia una maggiore libertà nei diversi momenti della giornata. È tuttavia importante distinguere le potenzialità del dispositivo dai risultati clinici effettivamente raggiunti: trattandosi di una soluzione nuova, saranno i controlli successivi e l’esperienza dei pazienti a fornire indicazioni più precise sulla sua efficacia nella vita reale.

Non è una soluzione adatta a tutti

Lo stesso professor Mandalà sottolinea che il nuovo impianto non può essere proposto indistintamente a chiunque abbia problemi di udito. La scelta deve essere affidata a una valutazione specialistica, che tenga conto della gravità della sordità, delle condizioni cliniche e delle necessità della singola persona.

Un ruolo decisivo sarà svolto anche dal follow-up, cioè il percorso di controlli successivi all’intervento. Sarà necessario raccogliere e analizzare nel tempo i dati relativi ai pazienti operati, verificando il funzionamento del dispositivo, l’esperienza di utilizzo e i benefici realmente riscontrati.

Per questo la sperimentazione non rappresenta soltanto un primato tecnologico, ma anche un’occasione per approfondire le possibilità offerte da una nuova soluzione chirurgica. L’obiettivo è ampliare gli strumenti a disposizione degli specialisti e individuare, caso per caso, il trattamento più appropriato.

La collaborazione tra Toscana ed Emilia-Romagna

L’esperienza condotta a Siena e Piacenza si inserisce in un progetto pilota interregionale. Un aspetto importante riguarda anche l’accessibilità economica della nuova tecnologia: il dispositivo non rientra ancora tra quelli attualmente rimborsati dal Servizio sanitario nazionale. L’iniziativa consente quindi di avviare l’esperienza clinica e raccogliere elementi utili per valutarne le potenzialità.

«Ancora una volta il nostro servizio sanitario pubblico si mette in evidenza per l’eccellenza delle cure offerte, la ricerca e l’avanguardia», commenta il presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, richiamando anche la necessità di risorse adeguate per continuare a investire nell’innovazione.

Sulla stessa linea l’assessora regionale al diritto alla salute, Monia Monni, che sottolinea il valore delle competenze presenti nella sanità pubblica e l’importanza di far conoscere le esperienze di eccellenza sviluppate sul territorio.

L’intervento realizzato alle Scotte apre dunque una nuova fase nella ricerca di soluzioni per le persone con sordità grave e profonda. La possibilità di disporre di un impianto completamente invisibile, utilizzabile senza componenti esterni e progettato per accompagnare il paziente anche durante il riposo, costituisce una prospettiva innovativa. La sua reale portata dovrà ora essere approfondita attraverso il monitoraggio clinico, la valutazione dei risultati e l’osservazione dei benefici nella vita quotidiana.

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