Maddalena Semeraro e Velia Carmazzi, in tribunale la domanda per accertarne la morte

Abusava delle alunne minorenni, condannato a sette anni


MASSA – Aveva trasformato l’autorevolezza del proprio ruolo in un mezzo per conquistare la fiducia delle sue giovanissime studentesse e poi condizionarle. Il processo di primo grado al Tribunale di Massa, presieduto dal giudice Ermanno De Mattia, si è concluso con una pesante condanna: sette anni di reclusione e 30 mila euro di multa per un ex insegnante di scuola primaria della provincia, riconosciuto colpevole di reati legati alla produzione di materiale pedopornografico e al coinvolgimento di minorenni.
La ricostruzione delineata dall’inchiesta della Procura descrive un sistema metodico e prolungato nel tempo. L’uomo sfruttava il rapporto di stima costruito tra i banchi di scuola per attirare nella propria abitazione ragazzine di età compresa tra i 10 e i 15 anni. Il pretesto iniziale appariva del tutto innocuo: piccoli lavoretti di estetica, manicure o pedicure. Ma una volta varcata la soglia di quell’appartamento — ribattezzato dalle stesse giovanissime “Loli House” — prendeva forma un preciso meccanismo di condizionamento economico e psicologico.
L’indagato applicava infatti un tariffario prestabilito, offrendo pagamenti attorno ai 20 euro per le prime sessioni di cura delle unghie. Con il passare del tempo il meccanismo prevedeva un’escalation verso compensi più elevati, da 50 fino a 100 euro, accompagnati da regali, accessori e telefoni cellulari, utilizzati per convincere le minori a farsi ritrarre in biancheria intima o senza veli. Inoltre, l’ex docente spingeva le alunne a fare passaparola con amiche e coetanee, allargando progressivamente la cerchia delle vittime.
Per evitare che la situazione venisse scoperta, l’imputato imponeva alle ragazze il silenzio assoluto: era severamente vietato parlare di quello che accadeva con i genitori, con gli amici e soprattutto con i coetanei maschi. A spezzare la catena sono state le voci sempre più insistenti circolate all’interno dell’ambiente scolastico. Allarmati dai rumor, i Carabinieri avevano avviato accertamenti culminati nel sequestro di computer, smartphone e materiale informatico, confermando le ipotesi degli inquirenti.
In aula l’uomo ha sempre respinto le accuse, sostenendo che le giovanissime fossero consenzienti. Una tesi smentita sia dal quadro normativo a tutela dei minori, sia dalla perizia disposta dal tribunale, che ha attestato la sua piena capacità di intendere e di volere. Nel procedimento due delle famiglie coinvolte si sono costituite parte civie. L’ex insegnante, dopo aver trascorso un periodo in custodia cautelare in carcere, si trova attualmente sottoposto all’obbligo di firma in attesa delle motivazioni della sentenza.

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