VIAREGGIO – Il pianobregolatore del porto torna al centro del dibattito politico a Viareggio. A intervenire è la Federazione di Lucca e Versilia del Partito Comunista Italiano, che coglie l’occasione della ripresa della discussione sullo strumento urbanistico per richiamare l’attenzione sul rapporto tra lo sviluppo del distretto nautico, l’occupazione e l’interesse pubblico.
Il Piano regolatore, atteso da tempo e ormai in fase di ultimazione, rappresenta un passaggio decisivo per il futuro della Darsena, un’area in cui convivono attività industriali, interessi economici e bisogni della città. Per il PcI, proprio la complessità di questo contesto rende indispensabile una guida politica capace di compiere scelte chiare e di affrontare le criticità accumulate negli anni.
“La più grande miniera d’oro della costa, in uso ai privati, poggia su una proprietà demaniale e quindi pubblica”, osserva il partito, sottolineando come la natura pubblica delle aree portuali debba essere tenuta presente nel momento in cui si definiscono le prospettive di sviluppo.
Il nodo, secondo la Federazione, è quello dell’equilibrio tra i risultati economici delle imprese e i benefici effettivamente restituiti al territorio. Pur riconoscendo il peso della nautica viareggina, considerata uno dei distretti più importanti a livello mondiale, il PcI ritiene necessario interrogarsi sulla distribuzione della ricchezza prodotta, sulle ricadute occupazionali e sulla qualità dei contratti di lavoro.
Da qui la richiesta rivolta al settore: “Non sarebbe dunque l’ora che prima di dettare le regole del gioco la nautica mettesse sul piatto un piano industriale degno di questo nome e, conti alla mano, il quadro occupazionale che è riuscita a garantire sino ad oggi?”.
Una presa di posizione che chiama in causa anche le prospettive future del comparto. Nel documento, infatti, il PcI critica quello che definisce un atteggiamento di pressione sulle istituzioni, legato alla possibilità che le imprese decidano di spostare altrove le proprie attività qualora le scelte sul porto non corrispondano alle loro richieste.
Per la Federazione di Lucca e Versilia, la definizione delle regole non può quindi prescindere da una valutazione complessiva dell’interesse della collettività. L’obiettivo è superare una contrapposizione tra pubblico e privato che rischia di lasciare in secondo piano i diritti dei lavoratori e le esigenze della città.
“Senza bisogno di scomodare il comunismo, crediamo che ci sia bisogno di una maggior consapevolezza da parte di tutti dei propri diritti e dei propri doveri e soprattutto di un’amministrazione della cosa pubblica capace di affrontare e governare questi processi nell’interesse della collettività”, conclude il PcI.
Il messaggio politico è chiaro: il futuro del porto non dovrebbe essere deciso soltanto sulla base delle esigenze produttive e delle richieste degli operatori economici, ma attraverso un confronto che metta al centro anche il lavoro, la qualità dell’occupazione e il ritorno sociale di una ricchezza generata su aree pubbliche.