Massacrato davanti al ristorante, il complice ai domiciliari: avrebbe tenuto lontani i soccorritori

PRATO – Un uomo a terra, ferito al capo e alle braccia. Un aggressore che continua a infierire su di lui. E, secondo l’accusa, un secondo uomo che allontana chi prova a intervenire, resta a presidiare l’ingresso del locale e si avvicina alla vittima soltanto quando è ormai disarmata e senza possibilità di reagire. È la drammatica sequenza ricostruita dagli investigatori per un tentato omicidio avvenuto il 28 settembre scorso nella Chinatown di Prato. Per il presunto ruolo di agevolatore, un cittadino cinese di 30 anni è stato posto agli arresti domiciliari con braccialetto elettronico.

Il provvedimento è stato disposto dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Prato, su richiesta della Procura guidata dal procuratore capo Luca Tescaroli. Il presunto esecutore materiale dell’aggressione, anch’egli cittadino cinese, era già stato raggiunto da un’ordinanza di custodia cautelare in carcere.

L’aggressione si è consumata intorno alle 15.30 all’ingresso del ristorante “Food Center”, in via Filzi. La vittima, un connazionale di 37 anni originario della provincia cinese del Fujian, è stata colpita con un’arma da taglio al capo e agli arti superiori. Le ferite hanno reso necessario il trasporto in ambulanza all’ospedale Santo Stefano.

Le immagini svelano il presunto ruolo del trentenne

A ricostruire i momenti dell’aggressione sono stati gli approfondimenti investigativi e soprattutto le registrazioni dell’impianto di videosorveglianza. Secondo la ricostruzione contenuta nella nota del procuratore Tescaroli, il trentenne sarebbe arrivato pochi istanti dopo l’aggressore, già armato, e avrebbe allontanato un altro cittadino cinese che stava tentando di fermare la violenza.

Poco dopo sarebbe tornato accanto al complice, si sarebbe chinato brevemente e sarebbe stato accompagnato fuori dal locale dallo stesso uomo che aveva appena allontanato. Ma sarebbe rientrato subito dopo.

È a questo punto che, secondo gli investigatori, il suo comportamento avrebbe assunto un ruolo decisivo: avrebbe appoggiato l’arma vicino alla porta d’uscita e si sarebbe fermato sull’uscio, controllando ciò che accadeva all’interno mentre l’aggressore continuava a colpire la vittima, ormai a terra.

La violenza sarebbe proseguita anche con ripetute e violente testate al capo. Soltanto dopo, il trentenne avrebbe perquisito il connazionale ferito, dirigendosi verso l’interno del ristorante quando avrebbe verificato che la vittima fosse disarmata e ormai neutralizzata.

L’arma nascosta dietro una porta a vetri

Le successive ricerche hanno permesso di recuperare l’arma all’esterno del ristorante, nascosta dietro una porta a vetri oscurata. Il confronto con i filmati avrebbe consentito agli investigatori di identificarla come quella impugnata dal trentenne durante l’aggressione.

La nota della Procura descrive inizialmente il fatto come un’aggressione a colpi di machete, mentre nella ricostruzione dei movimenti e del recupero dell’arma utilizza il termine roncola. Per evitare di attribuire all’oggetto una definizione non univoca, l’arma viene qui indicata come arma da taglio.

La vittima è riuscita a sopravvivere grazie alla propria reazione difensiva e al tempestivo intervento dei carabinieri, che hanno contribuito a interrompere l’aggressione e a garantire i soccorsi.

Nel locale trovati 37 grammi di ketamina e quattro pasticche di ecstasy

L’indagine ha visto la collaborazione del Nucleo operativo e radiomobile della Compagnia dei carabinieri di Prato, della Stazione di Jolo e dell’unità cinofila antidroga della polizia locale.

Durante le successive perquisizioni all’interno del ristorante sono stati trovati 37 grammi di ketamina, nascosti in una scatola nel cassetto del registratore di cassa, oltre a quattro pasticche di ecstasy, rinvenute su un vassoio.

Il trentenne è sottoposto alla misura cautelare nell’ambito di un procedimento ancora nella fase delle indagini preliminari. La sua responsabilità dovrà essere accertata con sentenza definitiva, nel rispetto della presunzione di innocenza.

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