LIVORNO – Un intervento complesso per trattare un aneurisma dell’aorta addominale, eseguito con la paziente sveglia, in grado di respirare autonomamente e senza dolore. È il risultato raggiunto per la prima volta all’ospedale di Livorno grazie alla tecnica della chirurgia Awake, un approccio che apre nuove possibilità di cura per i pazienti più fragili e con elevati rischi legati all’anestesia generale.
La donna, già sottoposta a ossigenoterapia domiciliare e con condizioni cliniche particolarmente delicate, è stata operata attraverso una piccola incisione addominale. L’intervento si è concluso senza complicanze e la paziente è stata dimessa dopo pochi giorni.
La chirurgia Awake consente di affrontare operazioni complesse riducendo i rischi connessi all’anestesia generale, soprattutto nelle persone con gravi patologie concomitanti o con una funzionalità respiratoria compromessa. In alcuni casi, infatti, non è possibile intervenire con una tecnica endovascolare, che permette di raggiungere l’aneurisma dall’interno dei vasi sanguigni. La chirurgia tradizionale può quindi rappresentare l’unica opzione, ma richiede una gestione anestesiologica particolarmente accurata.
La tecnica Awake prevede anestesie mirate, capaci di bloccare la sensibilità dolorosa nella zona interessata, associate a una sedazione leggera. In questo modo il paziente rimane cosciente e mantiene la respirazione spontanea per tutta la durata dell’operazione. L’accesso chirurgico attraverso un’incisione più contenuta può inoltre favorire il recupero postoperatorio, pur comportando maggiori difficoltà tecniche per i chirurghi.
«L’anestesia Awake richiede competenze specifiche e una preparazione accurata – spiega Baldassare Ferro, direttore della UOC di Anestesia, Rianimazione e Terapia Antalgica –. Il nostro compito è controllare il dolore e mantenere stabili le funzioni respiratorie e cardiocircolatorie, anche in pazienti particolarmente fragili».
Fondamentali sono il monitoraggio continuo e gli strumenti di supporto respiratorio, con scelte calibrate sulle condizioni cliniche della singola persona. Un approccio che richiede competenze proprie della terapia intensiva e che, nei casi selezionati, permette di ridurre i rischi legati all’anestesia generale. La tecnica si sta progressivamente diffondendo anche negli interventi di chirurgia a cielo aperto, grazie al contributo di professionisti che ne hanno approfondito e standardizzato l’utilizzo, tra cui Roberto Starnari di Ancona e Carmine Pullano di Roma.
L’intervento è stato realizzato sotto la supervisione di Baldassare Ferro e Giustina Romano, direttrice del Blocco operatorio, nell’ambito del Dipartimento Emergenza Urgenza – Area blocchi operatori, diretto da Paolo Carnesecchi. Il coordinamento infermieristico è stato affidato a Michela Bruni.
In sala operatoria hanno lavorato l’anestesista Marco Soldani e l’équipe della UOC di Chirurgia Vascolare, diretta da Daniele Adami. La squadra era composta dai chirurghi Gianluca Ceccanei, Maria Antonietta Pacilè e Vincenzo Schiavo e dagli infermieri Valentina Norfini, Ulriche Bolognini, Maria D’Eramo, Sara Fanucchi ed Elisabetta Motta.
«Il risultato è frutto del lavoro di squadra e della competenza di tutti i professionisti coinvolti, che ringrazio per la professionalità e la dedizione dimostrate – sottolinea Daniele Adami –. Il nostro reparto può contare su una tradizione consolidata e su professionisti capaci di affrontare casi complessi con esperienza e aggiornamento continuo. L’introduzione della chirurgia Awake amplia le possibilità di trattamento e ci permette di valutare nuove soluzioni anche per pazienti che presentano rischi particolarmente elevati».
Soddisfazione anche da parte della direzione generale dell’Azienda USL Toscana nord ovest. «Questo intervento testimonia il valore della collaborazione tra specialità diverse e la capacità dei professionisti di mettere in comune competenze ed esperienza per offrire ai pazienti cure sempre più appropriate e sicure – dichiara la direttrice generale Maria Letizia Casani –. L’ospedale di Livorno dispone di professionalità di alto livello e di una solida capacità di innovazione».
Un risultato che, sotto la guida del direttore del presidio ospedaliero Spartaco Mencaroni, conferma l’importanza dell’integrazione tra competenze diverse e dell’innovazione nelle cure, con nuove opportunità anche per i pazienti che presentano condizioni cliniche particolarmente complesse.