La difesa del padre: “Era esasperato, non odiava il figlio perché gay. Un gesto gravissimo, ma era distrutto”. Domani l’udienza di convalida

Nel carcere di Lucca, dove è rinchiuso con l’accusa di aver ucciso la moglie e il figlio, Pietro Moriconi ha cercato di spiegare agli inquirenti il perché del duplice omicidio avvenuto mercoledì nella villetta di famiglia a Camaiore. Durante l’interrogatorio davanti al pubblico ministero, il 63enne ha descritto una situazione familiare che, a suo dire, era diventata insostenibile.

Moriconi ha raccontato che il figlio Mirko, 24 anni, avrebbe avuto problemi legati alla tossicodipendenza, all’alcol e a fragilità di natura psichiatrica. Secondo la sua versione, le continue richieste di denaro avrebbero alimentato tensioni e discussioni all’interno della famiglia. L’ennesimo litigio, scoppiato mercoledì al rientro del giovane a casa, sarebbe stato il detonatore della tragedia.

L’uomo ha inoltre sostenuto che i rapporti con la moglie Kety Andreoni fossero ormai compromessi. La donna, ha riferito, avrebbe manifestato la volontà di lasciarlo, mentre lui si sentiva sempre più solo nella gestione dei problemi del figlio. Nel corso dell’interrogatorio ha anche affermato di aver subito aggressioni da parte della moglie.

Davanti agli investigatori Moriconi ha escluso che il movente fosse legato all’omosessualità del figlio, tema emerso nelle ore successive al delitto anche alla luce di alcuni vecchi post pubblicati sui social dal ragazzo. Ha però ammesso di essere stato preoccupato per quella situazione, insistendo sul fatto che i conflitti familiari avessero origini diverse.

Il suo difensore d’ufficio, l’avvocato Giacomo Fabbri, descrive il proprio assistito come un uomo sopraffatto dagli eventi: “È un gesto gravissimo quello che ha compiuto, ma era esasperato da una situazione familiare che riteneva di non riuscire più a sostenere“. Il legale respinge inoltre l’ipotesi che il padre nutrisse ostilità nei confronti del figlio per il suo orientamento sessuale: “Non è vero che lo odiasse perché era gay. Era preoccupato per lui e per la sua condizione generale. Fin da piccolo il ragazzo aveva manifestato altre problematiche“.

Fabbri racconta infine di aver trovato Moriconi profondamente provato: “Ho visto un uomo distrutto, una persona che fino a oggi non aveva mai avuto problemi con la giustizia“.

Intanto la comunità di Camaiore continua a fare i conti con lo shock. Kety Andreoni, operatrice in una Rsa, era molto conosciuta e apprezzata. Mirko lavorava come cameriere a Viareggio ed era noto anche per la sua passione per la musica e il canto. Sui social continuano a moltiplicarsi i messaggi di cordoglio e i ricordi degli amici.

Domani mattina il 63enne comparirà davanti al giudice per l’udienza di convalida del fermo. In città resta il dolore per una tragedia che ha spezzato una famiglia e sconvolto un’intera comunità.

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