Una prescrizione medica per evitare i turni notturni e, alla scadenza del contratto, il mancato rinnovo. È questa la vicenda che coinvolge un lavoratore di oltre sessant’anni impiegato nel servizio di portineria dell’ospedale di Torregalli a Firenze, rimasto escluso dall’ultima proroga dopo circa tre anni e mezzo di attività in somministrazione.
L’uomo, assunto tramite l’agenzia per il lavoro Orienta, aveva sempre garantito continuità operativa nel servizio, fino alla recente limitazione sanitaria che gli ha impedito di svolgere i turni notturni. Una condizione certificata da indicazione medica che, secondo quanto riferito, avrebbe portato l’azienda sanitaria a richiedere la sua sostituzione.
La decisione ha determinato la mancata proroga del contratto, mentre ai colleghi dello stesso reparto il rinnovo sarebbe stato regolarmente concesso. Una scelta che ha innescato la dura reazione del sindacato.
A intervenire è il Nidil della CGIL di Firenze, che parla apertamente di una situazione “inaccettabile” e denuncia il rischio di una gestione del lavoro che, nel sistema degli appalti e della somministrazione, finirebbe per trasformare i lavoratori in figure sostituibili al primo problema di salute.
Nel mirino anche la gestione della vicenda all’interno della struttura sanitaria, in un contesto – sottolinea il sindacato – che dovrebbe invece garantire tutela e attenzione alla persona. Per il Nidil Cgil si tratterebbe di un caso emblematico di fragilità lavorativa che si scontra con le rigidità organizzative dei servizi esternalizzati.
Il sindacato chiede un immediato ripensamento della decisione, sollecitando l’Azienda Usl Toscana Centro a revocare la richiesta di sostituzione e a consentire la prosecuzione del rapporto di lavoro, in linea con quanto avvenuto per gli altri dipendenti del reparto.
Dalla parte dell’agenzia interinale, secondo quanto riferito, sarebbe già in corso la ricerca di una nuova opportunità per il lavoratore. Una posizione che però non placa le critiche, con il sindacato che chiede un’assunzione di responsabilità più ampia e strutturale sul tema della tutela dei lavoratori in somministrazione.
“La salute non può diventare un elemento di esclusione dal lavoro”, è il senso della posizione sindacale, che avverte: senza un passo indietro, non si escludono azioni legali per presunta discriminazione.
La vicenda riaccende così il dibattito sulle condizioni dei lavoratori negli appalti pubblici e sulla tenuta delle tutele in presenza di limitazioni sanitarie sopraggiunte durante il rapporto di lavoro.