Un sistema di illegalità radicato e capace di mimetizzarsi nel tessuto economico del territorio. È questo il quadro delineato dalla Procura della Repubblica di Prato dopo il maxi blitz eseguito nella giornata di oggi nella zona di Tavola, nei pressi dell’ex discarica del Coderino, dove sono stati sequestrati tre orti a conduzione cinese e le relative pertinenze per una superficie complessiva di circa 145 mila metri quadrati, pari a 14,5 ettari.
L’operazione, coordinata dal procuratore capo Luca Tescaroli, è il risultato di una complessa attività investigativa condotta con pedinamenti, servizi di osservazione e l’impiego di droni, che hanno consentito di individuare le aziende agricole finite nel mirino degli inquirenti.
Nella nota diffusa dalla Procura, Tescaroli evidenzia come la decisione di rendere pubblica l’operazione risponda all’esigenza di informare i cittadini su un fenomeno criminale che, pur essendo profondamente inserito nel tessuto economico del circondario, produce pesanti conseguenze sulla concorrenza, sullo sfruttamento della manodopera, sulla salubrità dei prodotti destinati al mercato e sulle condizioni igienico-sanitarie dei luoghi di lavoro. Allo stesso tempo, il procuratore sottolinea l’importanza dell’azione congiunta della magistratura e delle forze dell’ordine nel contrasto a queste forme di illegalità, precisando che non vengono forniti elementi utili all’identificazione degli indagati nel rispetto della loro presunzione di innocenza.
I controlli si sono concentrati sulle condizioni di lavoro, sull’eventuale impiego di manodopera clandestina, su possibili situazioni di sfruttamento, sugli abusi edilizi, sulla presenza di dormitori di fortuna, sulla gestione dei rifiuti, sulle serre abusive e sulla sicurezza alimentare dei prodotti coltivati, verificando anche la provenienza delle sementi, l’utilizzo di fitofarmaci e le fonti di approvvigionamento idrico.
Il quadro emerso è particolarmente grave. L’intera area sequestrata risultava disseminata di rifiuti speciali non pericolosi, costituiti principalmente da materiali plastici, lignei e ferrosi. Sotto sequestro è finito anche un casolare diroccato trasformato in dormitorio e abitazione aziendale, completamente privo dei requisiti minimi di abitabilità: impianto elettrico fatiscente, assenza di riscaldamento e aerazione, letti sistemati direttamente sul pavimento in cemento e locali adibiti a cucina in condizioni igieniche estremamente precarie. La presenza di effetti personali e biancheria da letto ha confermato che gli ambienti erano abitualmente utilizzati dai lavoratori.
Gli accertamenti hanno inoltre consentito di individuare alcuni lavoratori assunti in nero. In uno dei tre orti controllati l’attività proseguiva nonostante un provvedimento di sospensione emesso già nel 2023, circostanza che, secondo gli investigatori, configura un’ulteriore violazione.
Nel corso dell’operazione sono state sequestrate anche 2.400 shopper risultate prive dei requisiti di biodegradabilità e compostabilità previsti dalla normativa vigente.
La Procura di Prato procede, allo stato delle indagini, per le ipotesi di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, impiego di lavoratori privi di permesso di soggiorno, frode in commercio e abbandono di rifiuti.
Al blitz hanno partecipato Carabinieri Forestali del Nipaf, Nas, Reparto Tutela Agroalimentare, Dipartimento della Prevenzione dell’Asl Toscana Centro, Ispettorato del Lavoro, Nucleo Ispettorato del Lavoro dei Carabinieri, INPS, Genio Civile di Prato-Pistoia, Compagnia dei Carabinieri di Prato e Polizia Municipale, nell’ambito di una vasta operazione interforze coordinata dalla Procura.
