Detenuti violenti, il Sappe: “Riaprire Pianosa e Asinara”

TOSCANA – Aggressioni agli agenti, sezioni devastate, minacce e continue tensioni. Il Sappe, Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria, torna a chiedere un intervento immediato sulla gestione dei detenuti considerati particolarmente violenti e difficili da gestire.

A rilanciare la proposta è il segretario generale Donato Capece, che chiede al ministro della Giustizia Carlo Nordio di cambiare passo e di valutare anche la possibilità di riaprire le strutture penitenziarie di Pianosa e Asinara, oppure di realizzare strutture nazionali specializzate destinate ai detenuti ad altissima criticità.

Secondo il sindacato, infatti, continuare a trasferire un detenuto particolarmente violento da un istituto all’altro non risolve il problema. Al contrario, rischia di spostarlo semplicemente altrove, lasciando gli agenti e gli altri detenuti a fare i conti con le stesse difficoltà.

Il Sappe richiama in particolare gli strumenti già previsti dall’ordinamento penitenziario. L’articolo 14-bis consente di applicare un regime di sorveglianza particolare nei confronti di chi compromette la sicurezza e l’ordine dell’istituto, mentre l’articolo 32 del Dpr 230/2000 prevede l’assegnazione a istituti o sezioni specifiche dei detenuti che richiedano particolari cautele.

Il problema, secondo Capece, è che queste disposizioni rischiano di non essere realmente applicabili senza strutture adeguate e organizzate.

Al centro dell’allarme c’è anche la sicurezza degli agenti della Polizia Penitenziaria. Il sindacato denuncia come gli operatori si trovino spesso a dover affrontare fisicamente detenuti aggressivi, senza disporre ordinariamente di strumenti individuali non letali che consentano di interrompere un’aggressione a distanza.

“Servono regole chiare, formazione, strumenti adeguati e certezza delle procedure”, sostiene Capece, sottolineando anche la necessità di tutelare gli agenti sotto il profilo delle responsabilità giudiziarie quando intervengono per fermare episodi di violenza.

Il Sappe richiama inoltre il peso crescente delle problematiche legate a tossicodipendenza e disagio psichiatrico all’interno delle carceri. Al 31 dicembre 2025, secondo i dati citati dal sindacato, erano 20.767 i detenuti tossicodipendenti su 63.499 presenti, circa un detenuto ogni tre.

Il sindacato precisa però che tossicodipendenza e disagio psichiatrico non equivalgono automaticamente a comportamenti violenti. La proposta riguarda piuttosto quei casi in cui determinate condizioni si accompagnino a condotte aggressive, imprevedibili e reiterate.

Le eventuali nuove strutture dovrebbero essere molto diverse dai vecchi supercarceri: pochi detenuti, sezioni autonome, maggiore presenza degli agenti, videosorveglianza moderna, sistemi di sicurezza avanzati, personale specializzato e assistenza sanitaria e psichiatrica permanente.

E il criterio per l’assegnazione, secondo il Sappe, non dovrebbe essere la nazionalità, la diagnosi, la tossicodipendenza o il reato commesso, ma il comportamento concretamente tenuto durante la detenzione: aggressioni gravi o ripetute, minacce, danneggiamenti e condotte capaci di compromettere in modo persistente la sicurezza dell’istituto.

Da qui l’appello a Nordio per l’apertura di un confronto con le organizzazioni sindacali. Pianosa e Asinara, secondo Capece, potrebbero rappresentare un punto di partenza per studiare nuove strutture nazionali specializzate, senza necessariamente riproporre il modello dei vecchi supercarceri.

L’obiettivo, conclude il Sappe è evitare che i detenuti protagonisti di episodi violenti vengano semplicemente trasferiti da un carcere all’altro. La sicurezza degli agenti, degli altri detenuti e del personale penitenziario, secondo il sindacato, deve diventare una priorità concreta.

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