VIAREGGIO – Due mozioni, due questioni profondamente diverse, ma entrambe legate a un’idea precisa di città: una comunità chiamata a non lasciare indietro le persone più fragili e a non disperdere la memoria di una delle pagine più drammatiche della sua storia.
La prima mozione, presentata dal capogruppo di “Fermi Mai” Michelangelo Jan Vecoli e dalla capogruppo del Partito Democratico Federica Maineri, accende i riflettori sulla situazione delle persone senza dimora e, in particolare, sul rilascio delle iscrizioni anagrafiche nella cosiddetta “Via dei Vageri”, la via fittizia istituita dal Comune proprio per consentire ai senza fissa dimora stabilmente presenti sul territorio di ottenere la residenza anagrafica.
Il documento chiede uno sblocco immediato delle iscrizioni, denunciando una situazione che, secondo i firmatari, starebbe creando ostacoli all’accesso a diritti fondamentali.
Il punto centrale è il diritto alla salute. Senza un’iscrizione anagrafica, viene sottolineato nella mozione, possono diventare estremamente difficili l’accesso al Servizio sanitario nazionale, l’assegnazione del medico di medicina generale, la prevenzione e la diagnostica territoriale, oltre alla distribuzione ordinaria dei farmaci salvavita.
Secondo quanto riportato nel documento, negli ultimi tempi sarebbero arrivate ripetute segnalazioni da parte di operatori del terzo settore, associazioni di volontariato e personale sanitario impegnato nel sociale riguardo a un presunto irrigidimento da parte degli uffici comunali nel rilascio delle residenze in Via dei Vageri.
Una situazione che, sostengono Vecoli e Maineri, rischierebbe di trasformare decine di persone in condizioni di estrema marginalità in una sorta di “invisibilità istituzionale”, con il paradosso di spingere chi non riesce ad accedere alla medicina territoriale verso il pronto soccorso anche per problemi di salute ordinari o cronici.
La mozione richiama inoltre la normativa anagrafica nazionale e sostiene che l’iscrizione anagrafica costituisca un diritto che l’amministrazione è tenuta a garantire, senza poterlo subordinare a valutazioni di opportunità, decoro urbano o discrezionalità.
Da qui le richieste al sindaco e alla giunta: direttive immediate agli uffici per sbloccare le iscrizioni, una procedura più semplice e trasparente in raccordo con Servizi sociali e terzo settore e l’apertura di un tavolo operativo con l’Azienda Usl Toscana Nord Ovest per collegare l’iscrizione anagrafica all’avvio delle procedure per tessera sanitaria e assegnazione del medico curante.
La mozione chiede infine che la commissione consiliare competente venga informata entro 60 giorni sul numero delle richieste pendenti, sulle iscrizioni concesse e sulle iniziative adottate per superare le criticità.
Dalla tutela dei diritti alla memoria del 29 giugno 2009. La seconda mozione guarda invece a una ferita che Viareggio porta ancora con sé: la strage ferroviaria di Burlamacca, costata la vita a 32 persone e con oltre cento feriti.
Il documento ricostruisce il disastro del 29 giugno 2009, quando il treno proveniente da Trecate e diretto a Gricignano di Aversa deragliò nei pressi della stazione ferroviaria di Viareggio. Il convoglio trasportava 14 cisterne di GPL. Il deragliamento della prima cisterna, il successivo squarcio del contenitore e la fuoriuscita del gas innescarono l’esplosione e l’incendio che si propagò anche nelle strade circostanti.
Dopo un lungo iter giudiziario, culminato nella sentenza della Corte di Cassazione del 25 giugno 2026, il procedimento penale è arrivato alla conclusione.
Ed è proprio alla luce della fine del procedimento che la mozione propone ora un passo concreto sul terreno della memoria.
L’obiettivo è riportare a Viareggio e conservare in un luogo dedicato alcuni degli oggetti simbolo del disastro: la cisterna squarciata, l’assile 98331 che si spezzò, il cosiddetto “picchetto” e la “deviata a zampa di lepre”.
Si tratta di reperti che furono sequestrati nell’immediatezza della tragedia e che sono rimasti a disposizione dell’autorità giudiziaria per tutta la durata del procedimento.
La mozione evidenzia però che, una volta concluso il processo, occorre attivarsi per consentire alla città di custodire quei materiali come testimonianza permanente della strage.
Per farlo sarà necessario coinvolgere i proprietari dei beni: Gatx Rail Germania GmbH, per la cisterna e l’assile, e Rfi, per gli elementi dell’infrastruttura ferroviaria.
Il Comune viene quindi chiamato ad avviare l’iter amministrativo per arrivare a un accordo con le due società, affinché possano chiedere il dissequestro dei reperti e, una volta ottenuta la restituzione, donarli alla città di Viareggio.
La richiesta è anche urgente: predisporre e trasmettere alla Corte di Appello di Firenze un’apposita istanza, evidenziando l’interesse pubblico alla conservazione a Viareggio di quegli oggetti.
Due mozioni diverse, dunque, ma unite da un filo comune: dare concretezza ai diritti e trasformare la memoria in qualcosa di tangibile. Da una parte una richiesta di intervento affinché nessuno venga escluso dai diritti fondamentali per la propria condizione di marginalità; dall’altra la volontà di fare in modo che gli oggetti che hanno segnato quella notte del 29 giugno 2009 possano rimanere a Viareggio, perché quella storia non venga mai dimenticata.