ROMA – Emma Bonino è morta a 78 anni. Se ne va una delle figure più riconoscibili e combattive della politica italiana, una donna che per oltre mezzo secolo ha trasformato le proprie battaglie in una parte della storia del Paese.
Diritti civili, aborto, divorzio, fame nel mondo, pena di morte, libertà individuali, diritti delle donne, Europa. Sono tantissime le battaglie che portano il suo nome. E ce n’è una, forse la più personale e dolorosa, che ha un legame diretto con la Toscana.
Perché la storia politica di Emma Bonino passa anche da Firenze.
Era il 1974. Bonino aveva 27 anni ed era rimasta incinta. L’aborto in Italia era ancora un reato e per interrompere quella gravidanza fu costretta a rivolgersi alla clandestinità. Le indicarono un medico fiorentino, il ginecologo Giorgio Conciani.
Bonino partì per Firenze.
Quell’esperienza la segnò profondamente. Anni dopo avrebbe raccontato di essere tornata a casa in treno con una sensazione precisa: quella di essere stata umiliata. Fu allora che maturò la convinzione che nessuna donna dovesse più essere costretta a vivere quello che era capitato a lei.
Da quella vicenda personale nacque una delle più importanti battaglie civili dell’Italia contemporanea.
Bonino entrò in contatto con Adele Faccio e con il Centro d’informazione sulla sterilizzazione e sull’aborto. A Firenze, nello studio di Conciani, venivano aiutate donne che non avevano alternative e che rischiavano di ricorrere a pratiche clandestine per interrompere una gravidanza.
Nel gennaio del 1975 la polizia fece irruzione nella clinica fiorentina. Conciani e i suoi collaboratori furono arrestati e numerose donne vennero denunciate. La vicenda provocò un terremoto politico e giudiziario. Bonino, insieme ad altri esponenti radicali, decise di assumersi pubblicamente la responsabilità di quella disobbedienza civile.
Si autodenunciò.
E finì in carcere.
Fu una scelta destinata a cambiare per sempre la sua vita e, in parte, anche quella dell’Italia. Nel 1976 venne eletta alla Camera dei deputati con il Partito Radicale. Due anni dopo arrivò la legge 194 sull’interruzione volontaria di gravidanza.
Ma Emma Bonino non fu soltanto la donna della battaglia per l’aborto.
La sua storia politica attraversò decenni e confini. Fu parlamentare italiana ed europea, commissaria europea, ministra per il Commercio internazionale e le Politiche europee e, dal 2013 al 2014, ministra degli Esteri.
A Bruxelles si fece conoscere per il carattere, l’ironia e una determinazione che non lasciava molto spazio ai compromessi. Si occupò di aiuti umanitari, diritti umani e crisi internazionali, arrivando a occuparsi anche delle condizioni delle donne afghane e della lotta contro le mutilazioni genitali femminili.
Ha combattuto contro la pena di morte e contro la fame nel mondo, per l’integrazione europea e per i diritti individuali. Una lunga storia di battaglie condotte spesso quando quelle stesse battaglie sembravano minoritarie.
Anche quando la politica italiana cambiava pelle, Bonino rimaneva lì, con quella voce inconfondibile e quella capacità di dire ciò che pensava senza preoccuparsi troppo del consenso.
Nel 2015 le venne diagnosticato un tumore al polmone. Anche quella volta riuscì a tornare sulla scena politica. Negli ultimi anni ha continuato a intervenire sui grandi temi nazionali e internazionali, restando una delle personalità più rispettate e, allo stesso tempo, più difficili da incasellare della politica italiana.
La sua morte chiude una storia politica lunga più di cinquant’anni.
Ma se si vuole capire davvero chi fosse Emma Bonino, forse bisogna tornare proprio lì, a Firenze, nel 1974.
A quel viaggio compiuto da una giovane donna che aveva bisogno di aiuto e che si trovò davanti a una realtà nella quale il proprio corpo e le proprie scelte erano ancora materia di legge, proibizioni e clandestinità.
Da quella porta fiorentina passò una donna.
Da quella stessa porta, in qualche modo, uscì una combattente.
Emma Bonino se ne va. Ma molte delle libertà per le quali ha combattuto sono rimaste. E la loro storia passa anche dalla Toscana.
