LUCCA – E se fosse possibile conservare non soltanto l’immagine di un luogo storico, ma anche il suo suono? È da questa domanda che prende forma un nuovo progetto di Musicalia APS e Oltremusica, che ha trasformato Villa Bottini in un vero e proprio laboratorio di ricerca acustica.
Dopo l’esperienza di “Toccare il Suono Special”, organizzata il 14 e 15 giugno nell’ambito di “Dialoghi in Superficie 2026”, le sale della villa sono tornate a ospitare una campagna scientifica. Il 14 settembre tecnici e ricercatori hanno effettuato una serie di misurazioni acustiche finalizzate a ricostruire digitalmente il comportamento sonoro degli ambienti.
L’obiettivo è ambizioso: non limitarsi a registrare un brano all’interno di Villa Bottini, ma arrivare a capire e riprodurre come cambia un suono a seconda del punto della sala nel quale viene ascoltato.
La ricerca è stata proposta da Mirko Malacarne, musicista e ingegnere del suono che collabora con Oltremusica, nell’ambito di una linea di studio sviluppata attraverso il progetto ERC NEMUS. Per questa fase è stato coinvolto anche Simone Coen, già impegnato nel campionamento della copia del clavicembalo Trasuntino del 1547 realizzata da Roberto Livi.
NEMUS, ospitato dal Dipartimento di Ingegneria Industriale dell’Università di Bologna e diretto scientificamente dal professor Michele Ducceschi, lavora sul restauro digitale degli strumenti musicali storici attraverso modelli matematici capaci di simularne il comportamento fisico e generare il suono in tempo reale.
Ma uno strumento, per quanto accuratamente ricostruito, non suona mai indipendentemente dall’ambiente che lo circonda. Da qui nasce l’idea di considerare anche l’acustica degli edifici storici come una componente del patrimonio da studiare e conservare.
Una vera e propria “impronta” acustica
Le misurazioni a Villa Bottini sono state coordinate dalla dottoressa Giulia Fratoni, specialista nelle misure acustiche e responsabile di numerose campagne condotte in teatri italiani, insieme al dottor Riccardo Russo, al dottor Sebastian Duran e allo studente Marius Thomazeau.
Per effettuare i rilievi è stato utilizzato un particolare altoparlante dotato di dodici coni, chiamato dodecaedro, progettato per diffondere il suono nel modo più possibile uniforme in tutte le direzioni.
Il segnale emesso ha attraversato progressivamente le frequenze percepibili dall’orecchio umano, mentre un microfono omnidirezionale ha registrato la risposta degli ambienti. Dall’analisi dei dati è possibile ricavare la cosiddetta risposta all’impulso della sala, una sorta di firma acustica capace di restituire informazioni come il tempo di riverberazione e il livello di intelligibilità.
Le misurazioni sono state effettuate in numerosi punti delle sale, così da costruire una mappa acustica di Villa Bottini.
Il passaggio successivo sarà quello di trasformare questi dati in un ambiente digitale nel quale sarà possibile modificare virtualmente il punto di ascolto e verificare come una voce, uno strumento musicale o un canto cambino in relazione alla posizione all’interno della sala.
Parallelamente, Malacarne e Coen hanno condotto una seconda serie di misurazioni più orientate al recording e all’ingegneria del suono, affiancando alla caratterizzazione scientifica dello spazio una prospettiva specificamente musicale.
Da Villa Bottini a una Lucca da ascoltare
Il software sviluppato sulla base delle misurazioni sarà distribuito gratuitamente attraverso i canali del progetto di ricerca. In questo modo Villa Bottini potrà essere conosciuta non soltanto attraverso fotografie, documenti e descrizioni, ma anche attraverso una delle sue caratteristiche più difficili da catturare: il modo in cui il suono vive e si trasforma al suo interno.
È proprio qui che la ricerca si collega alla filosofia di “Toccare il Suono”, progetto nato per rendere percepibili quegli elementi dell’esperienza musicale che normalmente restano invisibili.
“A giugno il pubblico aveva scoperto quanto microfoni, posizioni, scelte tecniche e interpretative contribuiscano alla costruzione di ciò che ascoltiamo. A settembre il passo successivo è stato interrogarsi su un elemento ancora più invisibile: quanto del suono che percepiamo appartiene allo strumento e quanto al luogo che lo accoglie?”, spiega Fabrizio Datteri, presidente e direttore artistico di Musicalia APS.
La campagna di misurazione è stata resa possibile grazie alla disponibilità del Comune di Lucca, che ha concesso gli spazi di Villa Bottini.
Ma il progetto potrebbe non fermarsi qui. L’idea è infatti quella di estendere progressivamente la ricerca ad altri luoghi storici della città: palazzi, teatri, chiese e sale che nel corso dei secoli hanno ospitato musica, voci e momenti della vita cittadina.
Una sorta di mappa sonora digitale di Lucca, capace di conservare le caratteristiche acustiche degli spazi e renderle accessibili anche a distanza.
Un patrimonio da vedere, ma anche da ascoltare
La prospettiva potrebbe spingersi ancora oltre, integrando la ricostruzione acustica con ambienti tridimensionali esplorabili virtualmente. Un visitatore potrebbe così muoversi all’interno di una sala ricostruita digitalmente, cambiare posizione e ascoltare come varia il suono, ma anche accedere a documenti, immagini, opere, testimonianze e contenuti storici collegati a quel luogo.
Non una semplice visita virtuale, dunque, ma un nuovo spazio digitale nel quale architettura, musica, storia, arte e ricerca possano dialogare.
Villa Bottini potrebbe diventare il primo tassello di questo percorso: da una villa da ascoltare a una Lucca da ascoltare.
Perché affreschi, decorazioni e architetture possono essere fotografati, restaurati e catalogati. L’acustica, invece, vive soltanto quando un suono incontra uno spazio. Misurarla e ricostruirla significa quindi conservarne una parte della memoria.
Ed è forse questa la vera sfida del progetto: dimostrare che anche ciò che appare più immateriale può essere studiato, custodito e condiviso, trasformando il suono in una nuova chiave per raccontare Lucca al mondo.