PISA – È rientrata questa mattina, intorno alle 6, la grave protesta scoppiata ieri nella Casa Circondariale di Pisa. Una notte di altissima tensione, con i detenuti barricati e decisi a non rientrare nelle celle, mentre all’interno dell’istituto venivano completamente devastate due sezioni del Secondo Giudiziario e metà del Primo Giudiziario.
La situazione è tornata alla normalità dopo ore di confronto, grazie alla mediazione e alla negoziazione del personale di Polizia Penitenziaria e dei vertici del carcere pisano, senza che fosse necessario ricorrere alla forza.
Durante le fasi più delicate della protesta è arrivato anche il personale di supporto, il cosiddetto Por, mentre era stato predisposto l’intervento del Gruppo di Intervento Operativo (Gio). Tutto il personale di Polizia Penitenziaria libero dal servizio era stato richiamato e posto a presidio all’esterno dell’istituto, in previsione di un possibile aggravamento della situazione.
A determinare la svolta è stata la trattativa condotta all’interno del carcere. Un lavoro di mediazione che ha consentito di riportare progressivamente la situazione sotto controllo evitando lo scontro.
«Il merito dell’esito positivo va all’opera di mediazione e negoziazione condotta da tutto il personale che ha operato con professionalità, equilibrio e straordinario senso dello Stato», sottolinea Donato Capece, segretario generale del SAPPE, evidenziando anche il ruolo del negoziatore del Corpo, figura specialistica chiamata a intervenire nella gestione degli eventi critici.
Una presenza che il sindacato considera particolarmente significativa proprio alla luce di quanto accaduto a Pisa. La figura del Negoziatore del Corpo di Polizia Penitenziaria è stata istituita con il decreto ministeriale del 14 aprile 2025, firmato dal ministro della Giustizia Carlo Nordio, con compiti specifici nella gestione degli eventi critici di particolare complessità attraverso tecniche finalizzate alla soluzione non conflittuale delle situazioni e alla riduzione del danno.
Ma, accanto alla gestione dell’emergenza, il SAPPE torna a denunciare una situazione che, secondo il sindacato, riguarda ormai l’intero sistema penitenziario toscano.
«Quello che è accaduto a Pisa conferma, tuttavia, quanto sia diventata difficile la situazione nelle carceri toscane», afferma Francesco Oliviero, segretario del SAPPE per la Toscana. Il sindacato parla di istituti trasformati in un «vero e proprio inferno lavorativo» e contesta quella che definisce l’insufficiente attenzione dell’Amministrazione Penitenziaria centrale.
Sul fronte degli organici, il SAPPE evidenzia che la proposta di integrazione arrivata dai vertici prevede 55 uomini e 5 donne, per complessive 60 unità da distribuire negli istituti dell’intero distretto toscano.
Numeri che, secondo Oliviero, non sarebbero sufficienti a fronteggiare le esigenze degli istituti.
«Le piante organiche, come denunciamo da tempo, non sono mai state adeguate alle effettive necessità», sostiene il segretario regionale del sindacato. E indica proprio quanto accaduto a Pisa come la rappresentazione concreta delle difficoltà denunciate da tempo: sezioni devastate, poliziotti costretti a turni massacranti e condizioni di sicurezza sempre più difficili.
Il SAPPE esprime quindi solidarietà agli agenti impegnati nelle ore più critiche della protesta e chiede al Ministero della Giustizia e al Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria un intervento immediato, concreto e strutturale.
Intanto, dopo una notte di forte tensione, questa mattina il carcere di Pisa è tornato alla normalità. La protesta si è conclusa senza l’impiego della forza, ma ha lasciato pesanti danni all’interno di diverse sezioni dell’istituto.