Cinquanta coltellate alla madre, poi il rogo in casa: assolto il figlio, disposto il ricovero in Rems per 14 anni


VERNIO – Cinquanta coltellate, una casa avvolta dalle fiamme e una tragedia familiare che ha sconvolto Montepiano, nel comune di Vernio. A distanza di oltre un anno dall’omicidio di Anna Viliani, 60 anni, è arrivata la decisione della Corte d’Assise: il figlio David Morganti, oggi 24enne, è stato assolto per incapacità totale di intendere e di volere al momento dei fatti. Per lui i giudici hanno disposto una misura di sicurezza della durata di 14 anni in una Rems, struttura destinata alle persone con disturbi mentali sottoposte a provvedimenti dell’autorità giudiziaria.
Il delitto risale al 25 febbraio 2025. Secondo la ricostruzione accusatoria, il giovane avrebbe ucciso la madre nell’abitazione in cui vivevano insieme, colpendola ripetutamente con un coltello. Dopo l’aggressione, avrebbe appiccato il fuoco alla casa, trasformando l’abitazione in cui si era consumato l’omicidio in uno scenario ancora più drammatico.
Le cinquanta coltellate e l’esito dell’autopsia
Un elemento centrale nella ricostruzione della vicenda è arrivato dagli accertamenti medico-legali. L’autopsia stabilì che Anna Viliani era stata colpita con cinquanta coltellate, alcune delle quali profonde, al collo e al torace. Le ferite avevano provocato un’emorragia mortale.
A rendere noti gli elementi emersi dagli esami fu il procuratore di Prato, Luca Tescaroli, che seguì il caso nell’ambito dell’attività investigativa. Gli accertamenti evidenziarono anche un particolare decisivo per comprendere la sequenza degli avvenimenti: l’assenza di fuliggine nelle vie respiratorie della vittima indicava che la donna era già morta quando le fiamme si erano propagate nell’abitazione.
Il rogo, dunque, sarebbe avvenuto dopo l’uccisione. Un passaggio importante per gli investigatori, chiamati a ricostruire con precisione quanto accaduto all’interno della casa di Montepiano.
La perizia psichiatrica e la decisione dei giudici
Nel corso del procedimento, la valutazione psichiatrica ha assunto un ruolo determinante. La perizia ha portato al riconoscimento dell’incapacità totale di intendere e di volere del giovane al momento dell’omicidio. La Corte d’Assise ha quindi pronunciato l’assoluzione per vizio totale di mente, accogliendo la richiesta della Procura.
La decisione non ha però comportato la fine dei provvedimenti nei confronti del ventiquattrenne. I giudici hanno disposto una misura di sicurezza della durata di 14 anni in una Residenza per l’esecuzione delle misure di sicurezza, la Rems, dove il giovane si trova già da tempo.
Si tratta di una misura distinta dalla pena detentiva: è legata alla condizione psichica della persona e alle valutazioni sulla necessità di cura e di tutela della sicurezza.
Una vicenda che ha sconvolto Montepiano
La morte di Anna Viliani ha lasciato dietro di sé una vicenda dolorosa, nella quale la violenza dell’aggressione e l’incendio dell’abitazione hanno reso ancora più drammatico il quadro ricostruito dagli inquirenti.
La conclusione giudiziaria si fonda sulla valutazione della capacità dell’imputato al momento dei fatti. L’assoluzione per incapacità di intendere e di volere non significa che l’omicidio non sia avvenuto, ma che, secondo quanto stabilito dai giudici, non sussistevano le condizioni psichiche per attribuire al giovane una responsabilità penale nei termini ordinari.
Per questo la Corte ha disposto una misura di sicurezza di lunga durata, anziché una condanna detentiva.
Resta il dramma di una donna uccisa nella propria casa e di una comunità costretta a confrontarsi con una tragedia consumata all’interno di una famiglia. Una storia nella quale gli accertamenti medico-legali hanno ricostruito la violenza dell’aggressione, mentre la perizia psichiatrica ha orientato in modo decisivo l’esito del processo.

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