Blitz della Digos per il corteo su Fakir: cinque perquisizioni e dieci denunciati

PISA – Scritte offensive contro la Polizia e le istituzioni sui muri del centro storico, edifici danneggiati e imbrattamenti che hanno interessato anche la sede della Prefettura. A quasi tre mesi dalla manifestazione in ricordo di Abderrahim Fakir, il cittadino marocchino morto a Bologna il 19 luglio durante un intervento di polizia, le indagini della Digos di Pisa hanno portato a cinque perquisizioni, dieci denunce e all’individuazione di altri 17 soggetti ritenuti promotori e organizzatori del corteo.

L’operazione è scattata nella mattinata di ieri, quando la Polizia di Stato ha eseguito i provvedimenti nei confronti di cinque giovani, di età compresa tra 23 e 35 anni. Quattro perquisizioni sono state effettuate a Pisa, mentre la quinta ha interessato la provincia di Potenza, con il supporto della Digos lucana.

Al centro dell’inchiesta c’è quanto accaduto il 21 luglio scorso, quando circa 300 persone si erano radunate in piazza della Stazione per ricordare Fakir. La manifestazione, promossa da collettivi antagonisti e anarchici e non preavvisata all’Autorità di pubblica sicurezza, si era poi trasformata in un corteo attraverso le vie del centro cittadino.

In testa al gruppo uno striscione con la scritta «Contro razzismo e violenza – Verità e giustizia per Fakir – Polizia assassina». Durante la marcia, alcuni partecipanti si sarebbero travisati e avrebbero imbrattato numerosi edifici con scritte contro le forze dell’ordine e le istituzioni. Tra gli immobili colpiti anche la Prefettura, oltre ad altri palazzi di riconosciuto interesse storico e ambientale.

Le indagini, condotte dalla Digos e coordinate dalla Procura, hanno consentito di ricostruire le condotte contestate e di identificare dieci persone, denunciate a vario titolo per oltraggio a pubblico ufficiale, istigazione a delinquere, travisamento, deturpamento e imbrattamento di beni culturali, danneggiamento aggravato e accensioni ed esplosioni pericolose.

Le perquisizioni hanno permesso di cercare e sequestrare indumenti e capi di abbigliamento che sarebbero stati utilizzati per nascondere il volto durante la manifestazione, oltre al materiale impiegato per gli imbrattamenti e ai dispositivi elettronici in uso alle persone coinvolte. Il contenuto di questi ultimi sarà ora esaminato dagli investigatori per approfondire gli accertamenti.

L’inchiesta ha fatto emergere anche il ruolo di altri 17 soggetti, individuati come presunti promotori e organizzatori dell’iniziativa. Secondo la ricostruzione investigativa, avrebbero preso la parola durante la manifestazione e guidato i partecipanti nelle diverse fasi del corteo.

Per loro è scattata una sanzione amministrativa per la mancata comunicazione preventiva della manifestazione, prevista dall’articolo 18 del Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza. La sanzione può variare da 1.000 a 10.000 euro.

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