Rifiuti, roghi e affari illeciti: blitz nel campo nomadi, 15 indagati e sei camion sequestrati


LUCCA – Un’area trasformata in una discarica abusiva, centinaia di metri cubi di materiali abbandonati e il sospetto di un sistema organizzato per smaltire illegalmente i rifiuti, anche attraverso roghi. È il quadro emerso dall’inchiesta coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Firenze sull’ex Campo Nomadi delle Tagliate, dove gli investigatori avrebbero ricostruito un’attività illecita protrattasi dal 2022 al 2025.
L’operazione ha portato all’esecuzione di misure cautelari nei confronti di dieci persone e all’applicazione di divieti temporanei per altri tre indagati. Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Firenze ha disposto gli arresti domiciliari per cinque persone e l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria per altre cinque. Per tre ulteriori soggetti è stato stabilito il divieto temporaneo di esercitare l’attività di rappresentante legale delle rispettive imprese. Sequestrati preventivamente anche sei autocarri che, secondo l’ipotesi investigativa, sarebbero stati utilizzati per il trasporto dei rifiuti.
L’indagine, condotta dalla Squadra Mobile della Questura di Lucca insieme al Nucleo di Polizia Giudiziaria della Polizia Locale, è partita dai controlli ambientali effettuati nell’area. Attraverso sopralluoghi, accertamenti tecnici e approfondimenti investigativi, gli inquirenti avrebbero ricostruito un sistema continuativo e organizzato di gestione e smaltimento illecito dei rifiuti, con il ricorso anche alla combustione abusiva.
Particolarmente preoccupante il quadro ambientale emerso dagli accertamenti. L’area dell’ex Campo Nomadi si estende per circa 12mila metri quadrati e al suo interno sarebbero stati individuati oltre 600 metri cubi di rifiuti abbandonati, distribuiti su una superficie di circa 1.600 metri quadrati. Tra i materiali rinvenuti figurano mobili dismessi, pneumatici, scarti edili, bidoni di vernice, elettrodomestici, sanitari e lastre contenenti eternit.
Le verifiche sulla natura dei materiali e sui possibili rischi ambientali sono state effettuate anche con il supporto dei tecnici di Arpat Lucca. L’area interessata si trova inoltre in una zona sottoposta a vincolo paesaggistico, nelle vicinanze degli impianti sportivi del Campo Coni.
Secondo la Procura, le attività contestate avrebbero prodotto un danno ambientale e conseguenze economiche per la collettività, chiamata a sostenere gli interventi necessari per il ripristino e la bonifica dell’area. L’inchiesta avrebbe inoltre fatto emergere un rilevante giro d’affari legato al traffico e allo smaltimento clandestino dei rifiuti.
I provvedimenti sono stati adottati nella fase delle indagini preliminari. Gli indagati possono impugnarli e devono essere considerati presunti innocenti fino a un’eventuale sentenza definitiva di condanna.

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