Olio venduto come extravergine senza esserlo: confiscati 82mila euro a un’impresa

COLLE DI VAL D’ELSA – Olio commercializzato come extravergine, ma dichiarato in modo fraudolento. A distanza di anni dall’indagine che nel 2012 aveva portato alla luce l’irregolarità, la vicenda si chiude sul fronte patrimoniale con la confisca di 82mila euro nei confronti di un’impresa olearia.

Il provvedimento è stato eseguito dalla Guardia di finanza di Siena sulla base di un atto emesso dalla Procura generale presso la Corte d’Appello di Firenze. Le somme, individuate presso un intermediario finanziario, sono state confiscate in esecuzione delle sentenze definitive che hanno accertato le responsabilità per la frode in commercio.

La vicenda giudiziaria riguarda amministratori e dirigenti che si sono succeduti alla guida della società, condannati dal Tribunale di Siena e successivamente dalla Corte d’Appello di Firenze. Anche l’impresa è stata chiamata a rispondere dell’illecito amministrativo previsto dal decreto legislativo 231 del 2001, in relazione al reato contestato.

Le indagini e le condanne definitive

L’inchiesta, avviata nel 2012, aveva consentito di documentare la commercializzazione di olio d’oliva presentato indebitamente come extravergine. Una condotta che ha portato alle condanne e, una volta diventate irrevocabili le sentenze, all’attivazione delle procedure per aggredire i patrimoni riconducibili ai responsabili.

A occuparsi dell’esecuzione è stato il Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di finanza di Siena, in coordinamento con l’Ufficio esecuzioni penali della Procura generale fiorentina.

I finanzieri hanno svolto approfondimenti patrimoniali per ricostruire le disponibilità economiche dell’impresa e individuare le risorse sulle quali applicare la misura. L’operazione ha portato al recupero di 82mila euro, attraverso la confisca del denaro depositato presso un intermediario finanziario, fino alla concorrenza del profitto del reato.

La tutela della concorrenza e dell’economia legale

L’intervento non si limita all’accertamento delle responsabilità penali, ma punta anche a incidere sui vantaggi economici derivanti dalle condotte illecite. La confisca mira infatti a sottrarre le risorse riconducibili al profitto del reato, evitando che possano rimanere nella disponibilità dei soggetti coinvolti.

La Guardia di finanza sottolinea come questo tipo di attività contribuisca a proteggere gli operatori che rispettano le regole del mercato, contrastando comportamenti capaci di compromettere la concorrenza e la fiducia dei consumatori.

L’operazione si inserisce inoltre nel quadro del memorandum operativo sottoscritto nel dicembre 2025 tra il Comando regionale Toscana delle Fiamme gialle e la Procura generale presso la Corte d’Appello di Firenze. L’accordo punta a rafforzare la collaborazione tra autorità giudiziaria e Guardia di finanza nell’individuazione e nella confisca dei patrimoni riconducibili a persone e imprese colpite da condanne definitive.

Con il recupero degli 82mila euro, l’attività investigativa avviata anni fa trova così un ulteriore sviluppo sul piano economico e patrimoniale, a tutela della legalità e del corretto funzionamento del mercato.

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