Gualdo, il paese delle Fiabe - Versiliatoday.it

Gualdo, il paese delle Fiabe

Gualdo è un piccolo borgo che si incontra percorrendo la strada che da Pieve a Elici porta alla Freddana. Ha conservato intatta la sua struttura di borgo medioevale e l’austerità di terra antica. Il suo nome deriva da “Waldum” termine di origine tedesca che significa “bosco privilegiato”. Quasi tutte le case, preziose testimonianze del passato, sono in pietra, con finestre e porte di piccole dimensioni; ogni balcone è ingentilito dal vivace colore dei fiori e a ridosso dei muri si aprono le bocche dei forni a legna. Camminare nelle sue strade è come tornare indietro nel tempo, perdendo la sensazione del presente. Il silenzio vi domina sovrano e i vecchi muri sono la testimonianza più viva della gloriosa storia di questo paese.

Gualdo era area confine tra i due grandi potenti che intorno all’anno 1000 si contendevano le aree alle spalle del lago di Massaciuccoli: i Montemagni, signori di Montemagno e alleati con Pisa, e i potenti Canonici di San Martino di Lucca, proprietari di un lungo possedimento che andava da Massarosa al torrente la Freddana e, ovviamente alleati di Lucca.

Quest’area collinare e boschiva era, abitata attraverso fattorie sparse fin dal 1000 circa, ma il primo documento ufficiale che ne attesta la presenza, probabilmente perché viene costituito in paese con una propria chiesa risale alla conclusione della disputa tra Canonici e Montemagni della fine del X secolo, disputa risolta dall’intervento diretto della Contessa Matilde che addirittura venne sul posto e, dopo aver ottenuto l’appoggio del papa, riuscì a imporre un confine che ancora oggi divide il comune di Massarosa da quello di Camaiore.

L’importanza di questa frazione di confine, ai fini politici la si può leggere nel fatto che essa, già nel 1266 ebbe dai Canonici, veri e propri fondatori dell’area, un tipo di amministrazione quasi paritario tra Canonici stessi e rappresentati della comunitá di Gualdo. Il “Constitutum” del 1266 pervenutoci intatto e conservato nell’archivio arcivescovile di Lucca, è un documento avanzatissimo per l’epoca: basta pensare che fu la prima volta che non si parla di pena di morte ma ogni errore è tradotto in danaro, proprio perché la vita in quest’area doveva essere fondamentale e del resto il denaro non doveva certo essere un bene comune.

Pieve a elici
foto Roberto Pieraccini

Il paese venne legato, dal punto di vista ecclesiastico, alla Pieve a Elici e questo stretto contatto è rimasto per secoli, fino a quando Napoleone impose la cancellazione di questi vincoli. Solo, quindi, con il XIX secolo il paese esce dal dominio dei canonici per divenire nel 1871 uno dei paesi del comune di Massarosa che in quell’anno nasceva. Il paese ha mantenuto la sua impostazione urbanistica di stampo medievale con le sue stradine stresse e ripide nelle quali si affiancano, non antichi palazzi, ma antiche abitazioni rurali oggi in gran parte ristrutturate e rese più vicine alle attuali esigenze ma sempre mantenendo le caratteristiche strutture in pietra a vista e legno, il tutto sempre abbellito da fiori che sembrano una delle cose piú gradite dagli abitanti del paese.

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Aggiornato il: 14-08-2016 10:18