STAZZEMA. Erano anni che si attendeva questo riconoscimento e adesso è arrivato: Cesira Pardini riceverà presto dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano la Medaglia d’Oro al Merito Civile per i suoi gesti di eroismo nel giorno della strage di Sant’Anna di Stazzema del 12 agosto 1944. Cesira Pardini, allora diciottenne, trasse in salvo tre sorelle ed un altro bambino, seppur ferita.

Ieri sera il Sindaco di Stazzema, Michele Silicani, avuta conferma del conferimento della Medaglia d’Oro al Merito Civile dagli Uffici del Quirinale si è recato a Marina di Pietrasanta a casa della signora Cesira Pardini per comunicarle dell’avvenuta concessione dell’onorificenza, accompagnato dal figlio Bruno Pellegrini, dagli altri figli e nipoti e dall’avvocato Claudia Buratti dell’associazione Martiri di Sant’Anna che da anni ha seguito la vicenda.

“Erano anni che aspettavamo questa notizia”, commenta il sindaco di Stazzema, Michele Silicani. “La commozione di Cesira Pardini è il più bel riconoscimento per la Comunità che rappresento e per Sant’Anna di Stazzema. Nella vicenda di Cesira c’è tutta la forza delle donne di Sant’Anna di Stazzema che si distinsero in moti di vero e proprio eroismo e che già avevano ottenuto questo riconoscimento.

“Prima fu la volta di Jenny Bibolotti Marsili, che scagliò uno zoccolo contro un soldato tedesco per attirare su di sé l’attenzione e distoglierla dal figlioletto Mario, che porta con orgoglio la medaglia alla memoria, poi quella di Milena Bernabò, che gravemente ferita, si aprì un varco attraverso il soffitto di una stalla data alle fiamme e portò in salvo altri tre bambini destinati a morte sicura.

“Oggi è la volta di Cesira Pardini che ebbe la medesima forza e il medesimo slancio oggi giustamente riconosciuti. Sin dalla sua testimonianza al processo per la strage il Colonnello Roberto D’Elia che coordinava le indagini affermò che l’operato di Cesira Pardini era meritevole di un riconoscimento e da allora la mia amministrazione ha sostenuto la concessione di questa medaglia: devo ringraziare il Prefetto di Lucca Alessio Giuffrida e i suoi uffici che hanno istruito la pratica con passione e puntualità, il dottor Gianluca Fulvetti che ha espresso parere positivo per conto dell’Istituto Storico della Resistenza, l’avvocato Buratti che ha raccolto negli anni materiale utile alla causa, gli uffici del Comune di Stazzema che si sono adoperati.

“Ma soprattutto ringrazio per la sua sensibilità il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che ha assicurato che sarà presto a Sant’Anna di Stazzema. Nella stessa seduta è stata concessa la stessa onorificenza a Placido Rizzotto, una delle prime vittime della mafia nel 1948. Credo che anche Cesira Pardini entri a pieno diritto nella storia dell’Italia per il suo coraggio e la sua umanità in un momento tragico per il nostro Paese.”

La vicenda. Si legge nella sentenza per la strage di Sant’Anna di Stazzema:

“Cesira Pardini, classe 1926, sorella della più giovane vittima di Sant’Anna di Stazzema, Anna, (ndr, cui è intitolata il piazzale principale di Sant’Anna), allora non aveva ancora compiuto i 18 anni, quella mattina vide passare i soldati tedeschi, e….insieme ad altri andò sotto una grotta per nascondersi perché avevano paura. Tuttavia, lei tornò indietro quasi subito, per cercare di recuperare gli animali che avevano lasciato indietro, avvicinatasi in un punto per cercare di vedere la piazza della chiesa perché aveva bisogno di aiuto, vide che a Sant’Anna era tutto in fiamme.

“Allora cercò di tornare giù con l’animale, ma dopo un po’ sopraggiunsero altri tedeschi che presero lei e tutti gli altri che erano nelle vicinanze, e nonostante, le resistenze, cercarono di metterli al muro della casa della famiglia Gamba. Lì uccisero prima con la pistola, poi con la mitragliatrice, sia donne che bambini piccoli e neonati. Nell’occasione rimase uccisa anche la madre con la sorellina di pochi giorni.

“Cesira Pardini invece riuscì a riparare dentro un fondo con la bambina (Anna Pardini) e spingere dentro le tre sorelle. Ma anche lì dentro non poterono rimanere a lungo, infatti andava tutto in fiamme e dovettero uscire alla svelta. Solo in quel momento Cesira si accorse che la sorellina (Anna) appena nata era ancora viva, stretta tra le braccia della madre, coperta dal suo sangue e dal suo latte.

“Allora, nonostante le ferite al braccio, la prese e la portò con sé insieme alle altre sorelle sopravvissute ( Maria, Lilia, Adele), anche se là fuori le SS continuavano a sparare contro di loro, nel tentativo di ucciderle tutte, ma riuscirono ugualmente a scappare verso una fontanella. Affidata la sorellina ad un’altra persona, (Cesira) tornò verso casa per vedere se ci fossero altri sopravvissuti, ma trovò solo un bimbo di quasi un anno che lei stessa estrasse dalle macerie e dai cadaveri, mettendolo così in salvo.”

Questa la motivazione:

“Nel corso di un rastrellamento e del successivo feroce eccidio perpetrato dalle truppe tedesche, insieme alla madre, alle sorelle ed altri vicini, veniva catturata e messa al muro ma, sebbene ferita dai colpi di mitragliatrice, riusciva a spingere le sorelle al riparo in una stalla retrostante.

“Successivamente, dopo aver tolto dalle braccia della madre uccisa anche la sorella neonata, le conduceva tutte in un luogo più sicuro, nei pressi del quale, pur nuovamente ferita dai militari in ritirata, individuava sotto un cumulo di cadaveri un bambino in tenera età ancora in vita, e lo traeva in salvo.

“Luminosa testimonianza di coraggio, ferma determinazione ed elevato spirito di solidarietà umana.”

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