(foto Pomella)
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LUCCA. “Il decreto governativo di riordino delle Province ha colpito gravemente la Toscana e il nostro territorio in particolare. Le Province italiane sono state ridotte da 86 a 51, mentre nella nostra regione passano da 10 a 4 con un evidente sacrificio del tutto sproporzionato”.

Il Presidente della Provincia di Lucca, Stefano Baccelli, commenta il decreto legislativo adottato dal Consiglio dei Ministri sul riordino delle Province.

“Con la definitiva scelta di interrompere il mandato dei Presidenti delle Province  in carica alla fine del 2013 per passare a Enti non più guidati da soggetti eletti direttamente dai cittadini, appare chiaro che la posta in gioco non è la sopravvivenza del ceto politico, ma la presenza in loco di strutture quali Prefetture e Questure, Camere di Commercio, comandi dei Carabinieri, uffici provinciali Inps e altre ancora, ovvero il mantenimento di una rete di servizi vicina ai cittadini e che rinunciare a più Province significa pagare un prezzo maggiore”.

“Il Governo ha derogato rispetto ai criteri che esso stesso aveva stabilito, consentendo l’accorpamento di altre Province alle città metropolitane solo per Milano e per Firenze, soffocando sul nascere due mostri a quattro teste. Nel primo caso ha consentito l’annessione di Monza e nel nostro quelle di Prato e Pistoia. Monza accorpata a Milano ha significato evitare un maxiprovincia Como, Varese, Lecco e Monza. Analogamente l’unione di Prato e Pistoia con Firenze ha evitato la costituzione di un maxiaggregato da Prato a Massa con Lucca e Pistoia”.

Baccelli rimane scettico sui criteri utilizzati dal Governo e chiede di rividere la posizione di Lucca, all’interno dell’area vasta della costa Nord.

“Data questa premessa non si comprende quale bussola abbia seguito il Governo nell’accogliere e fare propria l’idea della nuova maxiprovincia Massa-Carrara, Lucca, Pisa e Livorno. Questa scelta appare ancor più ingiustificata se si aggiunge che non c’è nessun altro caso di accorpamento a quattro in tutta Italia. Anzi, proprio in sede di Consiglio dei Ministri è stato sciolto il nodo che riguardava il Piemonte, scegliendo di dar vita a due Province distinte, anziché al cosiddetto Quadrante come ribattezzato dalla stampa piemontese, per i territori delle Province di Biella e Vercelli e quelli delle Province di Novara e del Verbano.

 

Dobbiamo pretendere che il Governo ritorni sui suoi passi e corregga questa stortura applicando il metro del buon senso anche nel nostro caso, suddividendo in due realtà diverse la Provincia costiera, dato che sia Lucca insieme a Massa, sia Pisa con Livorno, superano di gran lunga i requisiti minimi necessari per l’autonomia.

Il nostro appello è rivolto in primo luogo ai parlamentari lucchesi perché intervengano, in sede di conversione in legge del Decreto, sia presso il Governo perché presenti di propria iniziativa un emendamento correttivo, sia presso i gruppi parlamentari di maggioranza per sensibilizzare deputati e senatori, giungendo, se necessario, a presentare e a sostenere direttamente l’emendamento risolutivo.

Occorre però anche una forte mobilitazione delle Istituzioni locali e della società civile, per dire no alla soluzione del “provincione” a quattro che comporterebbe di fatto l’abbandono del presidio del territorio da parte delle articolazioni periferiche dello Stato, con gravi ripercussioni sul tessuto socio-economico e con crescenti difficoltà nel garantire la sicurezza dei cittadini”.

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