VIAREGGIO. “Te l’ho a di’ tutta? Mi girino…”. Debora Mazzoni, titolare dello storico bar Cro di via Coppino e del ristorante “La locanda della mamma”, ha tutte le ragioni per rattristarsi dell’annullamento del Carnevaldarsena: la piazzetta a lato della Pesa le ricorda le giornate in cui i vecchi fondatori del baccanale cucinavano il pesce nelle padellone, quando il rione era veramente la festa di un intero quartiere. “Hanno fatto tanti sacrifici per rendere unico il Carnevaldarsena”, ricorda con la voce strozzata. “Che tristezza veder distruggere tutto questo in un solo momento.”

La sua non vuole essere una polemica nei confronti degli organizzatori della manifestazione. Anzi: “Nonostante il dolore e il danno economico che verrà da questo annullamento, io sono dalla loro parte. Se hanno preso questa decisione c’è, evidentemente, un motivo. Nulla avviene per caso.”

Nicola Paoli è un’altra istituzione della Darsena: tra i padri fondatori del baccanale, due anni fa contribuì alla vendita del libro sui primi 40 anni della festa rionale. Il suo tabacchino trabocca di immagini di Burlamacco in ogni sua forma, dalle statuine in cartapesta a foto e gagliardetti. “Hanno ragione gli organizzatori”, è il suo commento. “La loro buona volontà si scontra con una burocrazia insormontabile. Adesso a Viareggio mancherà il suo evento più importante dopo il Carnevale.”

Foto nauticaversilia.com

Le sue parole si impregnano di brutti presentimenti: “Fermarsi per un anno è rischioso e ripartire sarà difficile”, osserva. Ma forse un segnale di speranza c’è. “Ricordo come bastasse poco per divertirci: al Bar Sportivo era sempre una festa, eppure mettevano tutti gli anni la stessa musicassetta. Diciamo che all’epoca c’era maggior spontaneità: la crisi odierna ci ha tolto buona parte di quello spirito.”

Per Francesco Tomei dell’omonimo negozio di abiti è venuto a mancare anche qualcos’altro: “Rispetto agli anni pioneristici la cittadinanza non partecipa attivamente alla festa. Un anno di sosta potrebbe essere utile se si riuscisse a dar vita a una nuova forma di partecipazione, possibilmente coinvolgendo dei giovani. Bisogna riappropriarsi dello spirito di una volta, altrimenti il quartiere e tutte quelle attività diverse da bar e ristoranti continueranno a subire, anziché vivere, il rione.”

Girando per le varie attività commerciali della Darsena si avverte la sensazione che nessuno abbia bussato alla porta del comitato organizzatore per aiutare la manifestazione. “Guardi, qualche anno fa sarebbe andata diversamente”, dichiara Maria Cristina Novelli della Tomei Nautica Service. “In tempi di recessione è difficile sostenere economicamente il Carnevaldarsena. E qua in Darsena, soprattutto nella cantieristica e nella nautica, la crisi morde.”

“Un tempo i commercianti della zona contribuivano, anche versando 500mila lire a testa”, racconta Gianni Chillè del ristorante Barcobestia. “Poi è successo che l’epicentro della festa si è spostato verso la via Menini, favorendo tre-quattro attività e penalizzando tutte le altre: a quel punto alcuni si sono tirati indietro.”

Eppure, fino a non molto tempo fa, in via Coppino si respirava un’aria diversa. “Sono qui da 20 anni e ricordo una partecipazione altissima dei residenti del quartiere e dei viareggini. Poi, dalla fine degli anni Novanta, è cambiato il modo di divertirsi da parte dei giovani che, soprattutto, non hanno seguito le orme dei padri.

“Per noi ristoratori il danno economico è lampante, ma per l’intera città è un colpo a livello di immagine. Già lo scorso anno tentarono di segare le gambe al rione, stavolta sono riusciti nell’intento: stiamo peggiorando.”

A disegnare magistralmente lo scenario attuale ci pensano quelli del panificio Vecchia Darsena, da sempre impegnato nell’organizzazione del Carnevale dei bambini in via Savi. “Non fatemi parlare. Dico solo che prima tutti si lamentavano del rione perché dava fastidio, adesso protestano perché non c’è più.” Già: i viareggini sembrano non accontentarsi mai.

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