In manette una banda italo rumena: riciclavano auto di lusso

IN MANETTE UNA BANDA DI ITALIANI E RUMENI.RICICLAVANO AUTO DI LUSSO, GIRO D’AFFARI MILIONARIO

LUCCA. La Polizia di Stato ha sgominato un sodalizio criminale tra italiani e rumeni – gran parte residenti in Versilia, a Viareggio soprattutto, con precedenti – che riciclava vetture di lusso, muovendosi tra Italia, Germania e Romania, per un giro d’affari di 4 milioni di euro.

Operazione “Gallardo”, l’hanno chiamata gli investigatori, come il modello di Lamborghini presente tra le auto riciclate. Sedici ordinanze di custodia cautelare (disposte dal G.I.P dr. Giuseppe Pezzuti, di cui dieci in carcere e sei ai domiciliari), per associazione a delinquere finalizzata alla ricettazione e al riciclaggio all’estero di circa trecento autovetture di lusso. Altre 32 persone denunciate in stato di libertà per i reati di appropriazione indebita e simulazione di reato.

Un’indagine meticolosa, che ha visto al lavoro gli investigatori della Squadra mobile di Lucca – guidata da Virgilio Russo – le Squadre di polizia giudiziaria del Compartimento Polizia Stradale di Firenze, della Sezione di Lucca e della Sottosezione di Viareggio, coordinata dal Procuratore della Repubblica coordinata dal Procuratore della Repubblica di Lucca, Aldo Cicala e dal Sostituto, Aldo Ingangi.

Un meccanismo semplice e redditizio. Le trecento auto venivano comprate con contratti di leasing presso società finanziarie italiane da imprenditori edili casertani e pugliesi, trapiantati in provincia di Lucca, per poi essere consegnate al clan rumeno, gestore di una ditta di esportazione di auto usate a Viareggio. Che trasferiva le macchine in Germania, dove venivano immatricolate come auto di “alta gamma” presso la Motorizzazione tedesca, e rivendute sia in Germania che in Romania. Mentre gli imprenditori italiani ne denunciavano il falso furto e intascavano il premio della polizza assicurativa.

In più, ricevevano per il loro lavoro una parte dei guadagni illeciti. Ma la gran parte del denaro veniva ripulito nel mattone, in Romania. L’organizzazione rumena, vicina al clan Cirpaci, utilizzava i soldi per acquistare e ristrutturare interi quartieri nella città di Timisoara.

L’ indagine è stata attenzionata da Eurojust, l’ organismo europeo di coordinamento tra le Autorità giudiziarie europee, e da Europol, che hanno tenuto apposite riunioni di coordinamento a L’ Aja (sede di Eurojust) dove hanno partecipato magistrati e poliziotti di Lucca e Firenze per l’ Italia, nonché delle Procure e delle Polizie di Germania e Romania.

Per la prima volta una indagine condotta in provincia di Lucca ha visto contestare l’ aggravante della c.d. transnazionalità degli ipotizzati delitti; aggravante prevista dall’ art. 4 della l. 146 del 2006, legge che ha recepito la convenzione di Palermo del 2000 sulla criminalità organizzata transnazionale. Nelle prime ore della mattinata sono state eseguite le seguenti 16 misure cautelari restrittive; per tre delle quali la Procura della Repubblica di Lucca ha attivato la procedura del “mandato di arresto europeo”, delegando il collaterale organo tedesco alla cattura dei tre destinatari residenti in Germania.

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Aggiornato il: 11-06-2013 16:00