VIAREGGIO. Non ha mai più festeggiato il Carnevale da quel giorno quando, all’età di 8 anni, la sua mamma decise di vestirlo da gitano. Un travestimento insolito e non certo appropriato ad un bimbo come lui che aveva i capelli biondi platino. Così tutti lo scansavano, nessuno lo considerava o voleva giocare con lui.

Quel bimbo oggi è cresciuto, il platino si è trasformato in sale e pepe e finalmente, dopo 44 anni, è riuscito a tornare  al Carnevale, oltretutto come ospite d’onore. Così il regista  pratese Giovanni Veronesi, da sempre restio a maschere e travestimenti, si è lasciato andare alla strana euforia del Carnevale e da giurato d’eccezione di questo martedì grasso ha dovuto ricredersi sulla magia della manifestazione.

“I carristi del Carnevale viareggino – ha affermato – fanno satira, ma producono arte e fanno cultura. Le costruzioni sono a realizzate a 360 gradi, sembrano costruite in 3D a creare una grande scenografia”.

Li guarda, estasiato ed attento dall’altro del palco di piazza Mazzini, quei giganti di cartapesta che sfilano di fronte a lui. “Sembrano disegnati da bambini, bambini che sono dei geni”.

È un giudice impeccabile, osserva attento i colori e i movimenti, la musica e le coreografie e da quanto si è lasciato trasportare dal fascino carnevalesco ha pensato pure al carro che vorrebbe costruire con le sue stesse mani. “Mi piacerebbe realizzarne uno in onore della pellicola, ormai sparita nella cinematografia moderna, lasciando spazio alle nuove tecnologie. Il digitale è sicuramente il futuro, ma io rimango un affezionato delle vecchie bobine, del loro rumore e del loro odore”.

Insomma Veronesi, in questi giorni al cinema con la commedia “Una donna per amica” con la strana coppia Fabio De Luigi e Laetitia Casta, è pronto per buttarsi nella mischia, per chiudere a chiave nel cassetto dei ricordi la spassosa vicenda del vestito da gitano. “Non esageriamo – conclude – se mi dovessi mascherare dovrei essere almeno ubriaco o indossare un casco integrale in testa”.

 

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