“Per la via del Secco la vera alternativa è la zona 30”

CAMAIORE. “Mi dispiace essere di parere contrario agli amici Del Dotto e Leo, ma le loro motivazioni all’unica soluzione prospettata per i 200 metri di Via del Secco, da Via della Gronda alla Via Aurelia, traggono origine dalla cultura ancora dominante dell’auto. Nell’ultimo comunicato, a seguito dell’incontro svoltosi sull’argomento si (ri)legge: le alternative fino ad ora proposte hanno il difetto in un caso (zona 30 in Via del Secco) di non contribuire significativamente al miglioramento della qualità e sicurezza dei luoghi; nell’altro caso (percorso ciclabile in Via Franceschi) di non raccordarsi con la pista ciclabile esistente a mare dell’Aurelia”.

A scriverlo è l’ex assessore ora componente del Circolo PD Lido di Camaiore e Federazione della Versilia, Aliso Cecchini.

“Ebbene, quanti incidenti sono accaduti negli ultimi anni nel tratto Via della Gronda-Via Aurelia da far avanzare una tale assoluta certezza ?

E se la sperimentazione venisse fatta con la zona 30, per esempio, valutando, poi, se risponde a qualità e sicurezza, secondo canoni dagli stessi non meglio precisati, ma ritrovabili tutti in documenti ed esperienze di altri, sia in Italia e soprattutto in Europa ?

Che la pista ciclabile in Via Franceschi sposti la viabilità ciclabile fuori dal centro del Secco è un fatto, ma che da Via Franceschi la pista ciclabile non si possa raccordare con il tratto a mare è risibile.

L’istituzione del senso unico in Via del Secco (quei famosi 200 metri !) proprio non si pone minimamente il problema delle criticità che si avranno soprattutto tra Via Tito Speri e Via della Gronda e all’incrocio tra Via della Gronda e Via del Secco dove confluiranno le auto in strade anguste con pochissima visibilità. Nè paiono tenere in nessun conto i disagi che si vanno a creare ai residenti in tali vie.

La vera alternativa a quel progetto è proprio una zona 30, così come si trova nei documenti e nei suggerimenti di ben note associazioni, FIAB – bikeitalia – Rete Mobilità Nuova, nonché nelle sperimentazioni di numerose città italiane e ancor più europee.

Per esempio sostiene Valeria Pulieri di Rete Mobilità Nuova: “L’istituzione di zone 30 in area urbana, eccetto viabilità principale, è una norma che non ha controindicazioni e si comporta come un ‘ombrello’ che protegge non solo ciclisti ma tutte le utenze deboli della strada ed è fondamentale per adeguarci a un panorama europeo dove le ‘zone 30’ sono diffuse e portano moltissimi benefici anche economici perché favoriscono l’economia locale, la fruizione del territorio, la condivisione degli spazi. Vogliamo che le zone 30 diventino lo strumento attraverso il quale innescare un’inversione di tendenza nella mobilità ad oggi rappresentata quasi esclusivamente da quella automobilistica: in Italia in media si hanno circa 70 automobili ogni 100 abitanti”.

Certamente che se le zone 30 son fatte tanto per fare e non c’è quel convincimento, quella “cultura” assimilata che ne fa seguire le esperienze dei paesi che ci hanno preceduto, tutto cade e si potrà, semplicisticamente, affermare che con una zona 30 non si contribuisce “significativamente al miglioramento della qualità e sicurezza dei luoghi”.

Nè, se non ci saranno, poi, gli adeguati controlli per indurre a ragione chi, motorizzato, vuol fare i comodacci suoi … , qualsivoglia soluzione si adotti il fallimento è pressochè certo. E mi riferisco soprattutto all’invito educativo e morigeratore della presenza della vigilanza e non al mero aspetto repressivo !

Concludo sottolineando che le Zone 30 sono da tutti motivate (e confortano i dati statistici) per la maggiore qualità di vita che producono, la maggiore sicurezza per gli utenti deboli della strada (pedoni, biciclette, disabili, anziani, …), la riduzione degli incidenti, la diminuzione dello smog, i risparmi energetici e cosivvia. Tutti vantaggi che non è dato vedere con l’apertura di via Tito Speri e le modifiche al traffico progettate col senso unico in Via del Secco”.

Cecchini, motivando la giustezza dell’alternativa al senso unico con l’istituzione di una zona 30 km, presenta altre esperienze maturate in Italia e specialmente in Europa.

 

http://www.comune.torino.it/circ2/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/1416

 

http://it.wikipedia.org/wiki/Zona_30

 

http://www.liberoquotidiano.it/news/sostenibilita/1360793/Le–zone-30–in.html

 

http://www.bikeitalia.it/2013/07/11/londra-a-30-allora-l11-della-rete-stradale/

 

http://www.alessandrianews.it/societa/zona-30-centro-citta-alessandria-come-londra-5441.html

 

 

Aggiornato il: 03-11-2014 13:30