VIAREGGIO. Caffè, pranzi e cene nei ristoranti di Firenze e della Versilia (soprattutto della Darsena viareggina), bistecche e salsicce per 330 euro e “generi alimentari e spese per convivi in favore proprio o di dipendenti della società”. E ancora benzina per la propria auto, acquisti per qualche migliaia di euro, telefonate  per 692,664 euro e pure, da vero e proprio Robin Hood una donazione ai “Poveri Vecchi” di 32.991. Il tutto pagato con il denaro a disposizione della Viareggio Porto.

Come riporta questa mattina il quotidiano “Il Tirreno” a finire sotto accusa nell’indagine affidata ai carabinieri (quelli del Reparto operativo del Comando provinciale di Lucca, guidati dal colonnello Sergio Zaccariello), dal sostituto Procuratore Fabio Origlio sono stati  l’ex presidente della Viareggio Porto, Alessandro Volpe e l’attuale direttore Pietro Romani. A Volpe sono contestati – per più di una vicenda – i reati di peculato (articolo 314 del codice penale) ed abuso di ufficio (articolo 323), con la continuità del reato.

Come scrive “Il Tirreno” l’abuso d’ufficio è contestato per gli affidamenti di incarichi a professionisti relativamente ai lavori all’approdo di Torre del Lago: incarichi dati, secondo la Procura,  “parcellizzando gli incarichi al fine di evitare la procedura di evidenza pubblica, intenzionalmente procurando a terzi ingiusto vantaggio patrimoniale quantificato in circa 72mila euro”. Stesso capo d’accusa per quanto riguarda gli incarichi affidati dalla Viareggio porto e da lui stesso ad ingegneri associati al suo studio professionale e allo studio legale dove lavorava la figlia.

Il direttore Pietro Romani è invece accusato di aver trattenuto per sé i soldi delle docce dei diportisti: 700 euro per ciascun anno dal 2011 al 2013. Anche a  Romani è contestato il peculato. Romani avrebbe riscosso 50 euro al mese, tra fine 2012 e aprile 2014, per ormeggi effettuati da un diportista alla Madonnina.

Ma non finisce qui perché i due sono accusati anche nell’ambito del caso “Maxido” e in particolare di aver imposto il bando per  l’occupazione di uno specchio acqueo alla Madonnina  “provvedendo poi ad organizzare e bandire in tempi celerissimi la gara d’appalto il cui bando veniva predisposto senza indicazione di gara”.

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