VERSILIA. Le loro strade si sono incontrate, nel 2008,  in un bosco di bambù. Un bambuseto nei pressi di Capezzano lasciato all’incuria ormai da anni  e l’idea di volerlo ripulire, così, per puro spensierato piacere. La prima stagionatura, il taglio mirato la vendita di qualche canna, i primi lavori con la pianta.

E chi l’avrebbe mai detto che quello che all’inizio sembrava solo un passatempo immerso nelle canne secche si sarebbe trasformato in una vera e propria impresa. Nasce così, dall’idea di due giovani versiliesi “Bambuseto”,  una realtà formata da artigiani-progettisti, architetti, artisti e paesaggisti che si occupa di vendita di canne di bambù, progettazione e realizzazione di oggetti e strutture in bambù, promozione di attività ri-creativa formativa e informativa sul bambù.

Una ricca gamma di servizi e di prodotti che origina proprio dalle proprietà multiuso della famosa pianta.

Progettazione e realizzazione  di ambienti su misura, strutture ed arredi per privati, enti ricettivi, negozi ed aziende, sia in esterni (giardini, terrazze, piazze pubbliche, etc.) sia in interni (saloni, camere, bar e ristoranti, etc.), ma anche gazebi,bambuseto 2 stand, pergolati, coperture, strutture leggere ed opere di land art, pannellatture per contropareti, separé, controsoffitti, voltine, recinzioni, lampade, utilizzando principalmente, oltre al bambù, materiali naturali come legno, terra cruda, calce, paglia. Ma Bambuseto svolge anche attività informativa e formativa, percorsi didattici (corsi, seminari, workshop, campi di lavoro) per studenti dalle scuole secondarie alle università, professionisti del settore e semplici appassionati, al fine di promuovere le potenzialità costruttive, ambientali ed espressive del bambù, con riferimento specifico alla realtà italiana.

E la fonte principale di Bambuseto si trova proprio in Versilia. Circa un ettaro di bosco spontaneo di bambù del genere Phyllostachys viridiglaucescens, da cui provengono le canne utilizzate per i prodotti e offerte in vendita verdi, secche o trattate e stagionate. Alla distribuzione delle proprie canne ha aggiunto quella di bambù di importazione e di materiali e attrezzatura utili alla lavorazione e costruzione, per soddisfare la maggior varietà di richiesta.

(Foto: Facebook)
(Foto: Facebook)

Bambuseto ha avviato l’ulteriore sfida di elevare la canna di bambù al rango di materiale ufficialmente strutturale, anche in Italia. Molteplici le strade percorse per raggiungere questo obiettivo: dalla realizzazione di strutture vere e proprie in scala 1:1, ai test di laboratorio, in corso  presso l’Istituto ETH di Zurigo e presso la Facoltà di architettura di Firenze.

Gli inventori di Bambuseto sono Giacomo e Stefano. Giacomo, ex studente di ingegneria civile abbandonata a 10 esami dalla laurea per approdare all’Istituto Nazionale di Bioarchitettura e da lì, in Abruzzo a lavorare con la terra cruda, in Campania a far cupole con l’architetto Caròla, in Val Camonica a tirar su pareti in paglia, in Alto Adige a costruire in salice vivo con Kalberer e infine di nuovo vicino casa, a Lucca, dove si è imbattuto in un workshop organizzato dall’Associazione Italiana Bambù. E dove c’era un signore che aveva un terreno invaso da una certa pianta infestante con cui non sapeva che fare. Stefano, soprannominato “il Filosofo” per la laurea ottenuta quasi a pieni voti, dopo alcuni anni di lavoro nell’ambito della consulenza aziendale ha avvertito la necessità di dedicarsi alla natura e ad attività manuali, finendo per innamorarsi del bambù con il lavoro di pulizia e gestione del bosco portati avanti con il socio Giacomo. L’esperienza di un anno presso la Fattoria Didattica Terra di Langa, sede dei corsi dell’Associazione Italiana Bambù a cui ha partecipato prima in qualità di corsista e poi in quella di docente insieme al presidente Lorenzo Bar, è servita a sperimentare attivamente le qualità e le proprietà del materiale e a sancire di volersi dedicare appieno a Bambuseto, di cui è socio fondatore, formando sul campo le proprie qualità di “Artigiano del bambù”.

A loro si è unita Alison. Laureatasi alla Saint Martin’s School of Art, London, dopo una lunga parentesi come madre di famiglia, in giro tra Regno Unito, California, Milano, approda infine in Lunigiana dove,

(Foto: Facebook)
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guarda caso, si trova un piccolo bosco di bambù. Le esigenze pratiche di una quotidianità votata all’autosufficienza, si combinano all’estro creativo di Alison, che comincia a costruire strutture per l’orto, per il pollaio…piuttosto insolite. Naturalmente, in bambù. È il materiale stesso, sotto forma di striscia…lunga, piatta, flessibile…che suggerisce ad Alison di approfondire il tema dell’intreccio parallelamente allo studio delle forme e delle geometrie in Natura. Il risultato sono oggetti che lasciano a bocca aperta, dai piccoli modelli in carta a strutture-sculture in bambù in cui ci si può addentrare, che l’hanno portata a partecipare a eventi internazionali e a collaborare con università e studi specializzati.

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ultimo aggiornamento: 19-02-2015


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