VIAREGGIO. Se è vero che nella vita l’umiltà è dote di pochi, è altrettanto vero che non bisognerebbe porsi troppi limiti. Filippo Antonini, il candidato sindaco della coalizione di sinistra Viareggio Bene Comune, sperava in qualcosa di più del 6,10% finale che non dovrebbe garantirgli l’ingresso in consiglio comunale. E tutto questo nonostante lui stesso sia un volto assolutamente nuovo per la politica viareggina e nonostante la sinistra abbia cambiato l’ennesima denominazione, segno di una fatica inenarrabile nel dare continuità a un progetto che si chiami Sinistra Arcobaleno, Rivoluzione Civile o L’Altra Europa con Tsipras (e ora Possibile?).

“Il risultato di oggi è il nostro minimo sindacale: contavo di lottare per portare nella massima assemblea cittadina due consiglieri comunali. Però il dato delle elezioni regionali conferma la sofferenza di chi sta a sinistra del Pd, in Toscana come in altre regioni. Di sicuro questo è un punto di partenza: faremo sentire il fiato sul collo alla futura giunta”. Parole che suonano quasi come una garanzia se si pensa che le pronuncia il figlio del ferroviere Riccardo, licenziato per essersi schierato a fianco dei familiari delle vittime della strage di Viareggio, e nipote dello storico partigiano Beppe.

Antonini si sofferma, poi, sulle difficoltà incontrate in campagna elettorale: “Non era facile presentarsi all’elettorato viareggino con un simbolo nuovo. E più in generale è stato difficile rapportarsi con l’esterno: ho riscontrato tanta disaffezione verso la politica. Non mi stupisce che nei quartieri popolari abbia prevalso la Lega Nord: è chiaramente un voto di protesta. Però sul territorio viareggino non è mai stata forte: urge una riflessione”.

Che, al comitato di Antonini, si concentrerà per il momento su come comportarsi in vista del ballottaggio: “Siamo aperti al dialogo, vediamo se qualcuno busserà alla nostra porta. Però ne discuteremo tutti assieme”.

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