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Quest’anno le castagne abbondano, e l’antico metato rivive

A spasso con Galatea: rubrica di cultura, arte, storia

LUCCA. Nuova puntata di A Spasso con Galatea, la rubrica dedicata all’arte, alla cultura, alla storia e alle tradizioni della nostra Versilia, realizzata grazie a Stefania e Tessa del blog Galatea Versilia.

Arriva l’autunno e… arrivano le castagne!

Finalmente i nostri boschi sembrano trovare nuova vita dopo che una lunga malattia aveva rallentato la produzione di castagne in Versilia e in altre parti d’Italia.

Siamo tornate a visitare il metato di Retignano (presente nelle vicinanze del campo sportivo). Ve ne avevamo parlato mesi fa: l’edificio è stato ristrutturato grazie alla volontà dei proprietari (Famiglia Bichi – Pancetti) e a un progetto dell’Unione dei Comuni che ha attinto da fondi europei. Attualmente è gestito da Simone Battistini, classe 1980, che con grande attenzione e passione gestisce l’azienda agricola Il Castello insieme alla compagna Laura.

I metati (o essiccatoi) sono delle piccole casette in pietra composte da uno o due locali nella parte bassa e da altrettanti nella parte sovrastante.

Il fuoco viene acceso al piano inferiore per essiccare le castagne stese su graticci e viene alimentato per almeno un mese almeno quattro volte al giorno! Per chi gestisce il metato il sacrificio è tanto e la responsabilità è grande: chi vuole può infatti portare le proprie castagne all’essiccatoio durante un periodo di tempo concordato con il gestore. Queste vengono misurate con un contenitore di legno chiamato “mezzino” e inserite all’interno dell’edificio.  Pensate che la resa finale sarà un terzo di quella iniziale: durante l’essicazione il volume delle castagne cala infatti notevolmente.

Passato un mese il metato viene aperto e le castagne ancora calde vengono battute per eliminarne la buccia marrone e la pula.

Successivamente si procede alla pulitura e alla scelta delle castagne: le migliori vengono conservate per la preparazione di piatti tipici come le “tullore” (castagne secche cotte immerse nel latte), mentre con le altre si ottiene la farina.

 

Stefania Neri, Galatea Versilia

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Aggiornato il: 17-11-2015 13:30